Dalla circolare n. 3/2018 delle chiese di Salerno, Albanella, Ottaviano. una bella iniziativa a favore dei carcerati


Nei tempi passati, le cinte murarie delle città, oltre ad essere linee di difesa, erano anche linee di demarcazione daziaria. Gli abitanti di fuori le mura, quelli del contado, nell’oltrepassare tale linea di demarcazione, dovevano dichiarare ai gabellieri quanto trasportavano e pagare il dazio (come nella famosa scena con Troisi e Benigni in “Non ci resta che piangere”).

La demarcazione, comunque, non era solo daziaria, ma anche cultura-le: le tradizioni contadine si discostavano abbastanza dai contesti culturali cittadini. Il “cafone” era sempre descritto come un rozzo o considerato dal cittadino come un sempliciotto dabbene da sfruttare o da gabbare. Al di là dei luoghi comuni, però, le espressioni musicali di “fuori le mura”, affondando le radici nella cultura contadina, avevano uno spessore degno al pari della cosiddetta musica dotta delle città, e le serenate e le calascionate del contado erano importate “dentro le mura” e rielaborate, come nel caso di Jesce sole, Fenesta vascia, Fenesta ca lucive, ‘E spingule frangese, la Serenata de Policenella.

Martedì 19 giugno u.s. questo esilarante spettacolo è stato portato “dentro le mura” della Casa Circondariale di Vallo della Lucania. Per più di un’ora i detenuti presenti hanno vissuto momenti entusiasmanti, grazie alla grande professionalità e generosità del duo Franco Mayer e Pasquale Terracciano.

Un grazie al Comandante capo Guido Piergallini e alla dottoressa Annamaura Calembo, educatrice della struttura, che ha voluto promuovere l’iniziativa

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