Da Riforma – 25 Novembre 2019

«Dalla nostra casa alla tua» è lo slogan scelto dal Consiglio ecumenico delle chiese per riflettere sul tema della violenza di genere  

Il Consiglio ecumenico delle chiese (Cec) ha deciso dedicare due settimane di approfondimento rivolto alle «famiglie di Dio» sulla violenza di genere che avviene all’interno del focolare domestico. Un luogo, la casa, simbolo di quiete e di sicurezza e che tropo spesso diviene scenario di violenze, soprusi e di morte.

Per sedici giorni, dunque (aderendo alla Campagna Internazionale «16 Days» 25 novembre – 10 dicembre), il Cec chiede alle chiese membro di riflettere e di farlo all’interno delle proprie case; di promuovere azioni per contrastare questa terribile piaga sociale che scuote il modo intero, per la ferocia e l’assiduità con la quale si manifesta.

Secondo i dati dell’associazione Save the Children Italia, che ha lanciato la Campagna «Abbattiamo il muro del silenzio», questa piaga in soli 5 anni ha colpito ben 427 mila minori in Italia che hanno assistito a situazioni di violenza domestica nei confronti delle proprie madri.

Più di una donna su dieci, tra quelle che hanno subito violenza, dice di aver temuto per la propria vita o per quella dei propri figli. Una stima dell’associazione indica poi un altro dato drammatico: circa 500.000 mamme («vittime silenti») non ha denunciato le aggressioni ricevute e non si sono mai rivolte a figure specializzate al contrasto alle violenze.

«Sappiamo che per molte donne la casa non è affatto un luogo sicuro anzi, è un luogo che imprigiona la violenza – afferma Isabel Apawo Phiri, vice segretaria generale del Cec -. Ovviamente sappiamo anche che la violenza sessuale e di genere può verificarsi ovunque».

Con il motto «“Dalla nostra casa alla tua: 16 giorni contro la violenza sessuale e di genere” – ha proseguito Phiri -, lo staff del Cec cercherà di rispondere, attraverso un impegno concreto, all’impatto della violenza sessuale e di genere e di farlo all’interno dei propri contesti abitativi, di lavoro e ecclesiastici. Il Cec rifletterà su quale possa essere l’azione migliore per rendere la nostra e altrui casa un luogo sicuro e positivo».

La casa, ha proseguito Phiri, di per sé è già «un luogo dove comunichiamo con amici e famiglie, coltiviamo, prepariamo e mangiamo cibo; usufruiamo della compagnia di altre persone, riposiamo, lavoriamo, preghiamo e meditiamo, dunque, conduciamo la nostra vita familiare. Per sedici giorni – prosegue Phiri – la nostra abitazione dovrà invece diventare una palestra di riflessione e dove mettere in pratica l’esercizio del contrasto alla violenza».

«Il personale del Cec è molto attivo anche nell’organizzazione dei “Giovedì in nero” e in altre iniziative tese a contrastare la violenza di genere», ha affermato Marianne Ejdersten, direttore della comunicazione del Cec.

Ejdersten ha poi osservato, «la sedici giorni sarà un’opportunità preziosa per enfatizzare il legame che esiste tra l’oikos (la casa) e l’oikoumene (l’intero mondo abitato)», come già aveva affermato in passato Philip Potter, ex segretario generale del Cec: «il movimento ecumenico (oikoumene) è il mezzo con cui le chiese che formano la casa di Dio (oikos) stanno cercando di vivere e testimoniare davanti a tutti i popoli».

La Campagna internazionale annuale «16 Days» iniziata oggi terminerà il 10 dicembre, Giornata dedicata ai diritti umani.

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