Da Riforma – 25 Novembre 2019

Dal 24 al 27 ottobre si è tenuto a Rocca di Papa un seminario di formazione per candidate e candidati al ministero pastorale e diaconale della chiese valdesi e metodiste, pastore e pastori in prova delle chiese battiste, pastore e pastori nei primi anni del loro ministero. Due volte all’anno la Commissione permanente per la formazione pastorale (Cpfp) organizza dei seminari di formazione ad hoc, per accompagnare le ministre e i ministri delle chiese battiste, metodiste e valdesi, nel loro operato. La novità è stato il tema di questo seminario: La violenza maschile. Il documento vuole offrire delle riflessioni alle chiese, anche in vista delle prossime importanti scadenze. Qui di seguito il testo del documento:

“Care sorelle e cari fratelli, care chiese,

dal 24 al 27 ottobre si è tenuto a Rocca di Papa un seminario di formazione per candidate e candidati al ministero pastorale e diaconale della chiese valdesi e metodiste, pastore e pastori in prova delle chiese battiste, pastore e pastori nei primi anni del loro ministero. Questa non è una novità: due volte all’anno la Commissione permanente per la formazione pastorale (Cpfp) organizza dei seminari di formazione ad hoc, per accompagnare le ministre e i ministri delle chiese battiste, metodiste e valdesi, nel loro operato. La novità è stato il tema di questo seminario: La violenza maschile. Non si era mai fatto un seminario su questo argomento e da diverse parti c’erano delle perplessità, dei timori, degli imbarazzi. A partire dalle parole.

 Si è deciso di utilizzare il termine “violenza maschile” perché si tratta di una questione principalmente maschile, mentre il più comune “violenza contro le donne” sembra suggerire che il problema sia “ femminile” e dalle donne debba essere risolto, indossando magari vestiti più pudichi, non andando in giro la sera tardi, allontanandosi da un partner violento, ecc. Si tratta di “violenza maschile” perché si riconosce che il fenomeno non è circoscritto ai singoli episodi di violenza, da cui possiamo tirarci fuori quando non siamo noi direttamente ad agire violenza, ma che essa è inserita in un sistema patriarcale che rende “normale”, e quindi in qualche modo accettata, la disparità di genere e, in ultimo, la violenza; è proprio questo sistema che tutti e tutte noi, a partire dagli uomini, siamo chiamati e chiamate a decostruire. Le parole, insomma, ci aiutano a vedere le cose da un’altra prospettiva. Abbiamo lavorato a partire dalle storie e dalle esperienze, personali e legate alle persone delle quali siamo chiamate e chiamati a prenderci cura, delle nostre chiese, delle nostre famiglie, ma anche dei contesti in cui viviamo.

Durante il seminario, siamo state accompagnate e condotti dalla pastora Gabriela Lio, direttora del centro battista di Rocca di Papa e ora presidente della Federazione delle donne evangeliche in Italia (Fdei), attraverso alcuni “testi dell’orrore” delle Scritture: leggendo Giudici 19, a esempio, siamo stati invitati a soffermarci sugli ambienti domestici, sulle relazioni tra uomini e sul posto lasciato alle donne. In un certo senso si potrebbe dire che non ne siamo rimasti sorpresi: sappiamo che le Scritture sono state scritte in un contesto patriarcale e distante, ma forse non avevamo mai messo in relazione questi testi con la quotidianità, con la vita, con l’essere ministre e ministri. Alcune e alcuni di noi non conoscevano i centri antiviolenza, né il numero di emergenza da chiamare in caso di violenze (1522, non dimenticatelo neanche voi!) né sapevano che cosa significasse violenza psicologica, violenza economica, spirale di violenza. O meglio, lo sapevamo, ma ci sembrava altro da noi. Poi abbiamo avuto una giornata di formazione con Olivier Malcor, formatore e attore del Teatro dell’oppresso, che con gradualità e simpatia ci ha fatto entrare nella dimensione della violenza di cui siamo imbevuti, di dinamiche di potere non simmetriche, di esempi di disprezzo, di sminuimento, ma anche di silenzio di fronte a episodi di violenza di cui siamo stati testimoni o soggetti.

Ed è per questo che vi scriviamo. In questi giorni in noi, tra noi, qualcosa si è smosso. Abbiamo voluto condividere gli uni con le altre alcune delle nostre storie, anche alcune delle ferite profonde che ci abitano e ci siamo detti che non vogliamo più colludere con la violenza. Desideriamo guardare, riconoscere, agire. Desideriamo impegnarci in prima persona: guardando le nostre ferite, riconoscendo i nostri limiti e agendo perché si possa cambiare lo sguardo anche nelle nostre chiese, a partire dall’uso che facciamo della lettura e dalla interpretazione delle Scritture. La violenza maschile è anche questione teologica, perché ha a che fare con la nostra quotidianità di persone credenti, con i tentativi di essere discepole e discepoli di Gesù Cristo. Ha a che fare con la trasformazione che Dio opera nelle nostre vite. Desideriamo agire perché ci siamo resi conto che nessuno di noi è immune alla violenza e che possiamo fare qualcosa. Avvertiamo la necessità di un percorso, che parte dalla gratitudine per le sorelle dei movimenti femminili e femministi. Pensiamo che sia importante camminare insieme, per entrare nel bosco fitto delle relazioni e sapere di non essere sole e soli. Vogliamo essere alleati, compagni e compagne di viaggio.

Certo, ci sono dei documenti sinodali, delle prese di posizione ecumeniche, delle giornate di preghiera e delle mobilitazioni contro la violenza contro le donne, le bambine e bambini, le persone più fragili, contro la violenza di genere, l’omotransfobia. Vorremmo, assieme a tutto questo, provare a invertire la marcia, provare ad andare più lentamente nel trovare le soluzioni e più approfonditamente, affinché il cambiamento possa essere duraturo. Con questa lettera aperta alle chiese desideriamo condividere il nostro impegno personale per la costruzione di relazioni il più possibili consapevoli del potere della violenza maschile su ciascuna e ciascuno di noi. Nella cura pastorale, nella formazione all’interno delle comunità locali, nella predicazione. Desideriamo così riconoscere che la potenza di Dio nelle nostre vite è la croce e che essa dà forma alle nostre relazioni. In quanto uomini, ci interessa la maschilità di Gesù come decostruzione degli stereotipi del “vero uomo”; in quanto donne riconosciamo che l’Evangelo di Gesù Cristo ci rende “autrici”, soggetti della propria storia e delle relazioni che intessiamo. Vogliamo impegnarci anche «in memoria di lei» (Marco 14, 3-9), in memoria di una donna che è stata riconosciuta autrice da Gesù, il quale ha fermato il disprezzo degli uomini nei suoi confronti, smascherando la loro ipocrisia.

Desideriamo rivolgerci anche agli Esecutivi delle nostre chiese, ai nostri Istituti di formazione, affinché si investa nella formazione sul tema della violenza maschile, dal punto di vista della pastorale nei confronti delle persone che subiscono e che agiscono violenza; affinché si promuova un percorso che porti al riconoscimento delle dinamiche di violenza che caratterizzano molte realtà anche nelle nostre chiese e nelle nostre istituzioni e, soprattutto, se ne possa parlare. Questo percorso esige la formazione non solo da parte delle ministre e dei ministri ma delle sorelle e dei fratelli di chiesa, affinché la paura di raccontarsi e raccontare, la paura di agire, la paura del giudizio non siano i sentimenti prevalenti che bloccano e che rendono le persone colluse con la violenza stessa.

Diversi possono essere i suggerimenti pratici: qui desideriamo proporre che alla prossima Assemblea-Sinodo, in via di organizzazione, venga inserita una serata sul tema della violenza maschile, per parlarne insieme e insieme trovare delle proposte operative concrete. Siamo guidate e guidati, in questi propositi, dalla certezza che «la pietra è già stata rotolata» (Marco 16, 4), che Cristo risorto illumina già le vite di ciascuna e di ciascuno.

Il Signore della vita benedica il cammino di ciascuna e ciascuno e della sua chiesa, ci rialzi dai nostri inciampi, ci accompagni lungo le strade ancora da percorrere, trasformate e trasformati dal suo amore.

Le e i partecipanti al seminario

Andrea Aprile, pastore battista della chiesa valdese di Riesi-Agrigento; Gabriele Bertin, candidato al ministero pastorale presso la chiesa valdese di Palermo via Spezio; Simone Caccamo, pastore locale della chiesa battista di Roma, via del Teatro Valle; Stanislao Calati, pastore della chiesa metodista di Vercelli e diaspora di Vintebbio;Marco Casci, pastore delle chiese metodiste di Udine e Gorizia e della diaspora valdese di Tramonti di Sopra; Maria Betania De Mato, pastora delle chiese battiste di Policoro e Cersosimo; Noemi Falla, pastora della chiesa metodista plurisede di Parma-Mezzani e chiesa metodista di Casalmaggiore; Alessandro Gatti, pastore locale della chiesa battista di Casorate Primo; Ioana Niculina Ghilvaciu, pastora delle chiese battiste di Siracusa e Floridia; Ilenya Goss, pastora della chiese valdesi di Mantova e Felonica Po; Sophie Langeneck, pastora della chiesa valdese di Torino; Nicola Laricchio, studente battista presso la Facoltà valdese di Teologia (Fvt); Francesca Litigio, studentessa battista presso la Fvt; Francesco Marfè, pastore della chiesa valdese di Foggia e dalla chiesa metodista di Venosa e Rapolla; Monica Natali, candidata al ministero diaconale, con cura della chiesa valdese di Corato-Bari;Daniele Podestà, pastore in prova presso la chiesa battista di Pordenone; Luca Reina, pastore delle chiese battiste di Matera e Miglionico; Nicola Tedoldi, pastore della chiesa metodista plurisede di Piacenza-Cremona, sovrintendente dell’VIII Circuito – chiese metodiste e valdesi.

La commissione Cpfp

Cristina Arcidiacono, pastora della chiesa battista di Milano via Jacopino, segretaria Dipartimento di teologia Ucebi;Daniele Bouchard, pastore chiese valdesi di Pisa, Livorno, Rio Marina, coordinatore Commissione Ministeri e Cpfp;Teresa Buzzetti, chiesa metodista di Bologna; Stefano D’Amore, pastore della chiesa valdese di Villar Pellice; Dario Monaco, pastore della chiesa battista di Mottola e Martina Franca; Monica Sappè, chiesa valdese di Luserna san Giovanni; Erica Sfredda, chiesa valdese di Torino; Karola Stobäus, diacona presso la chiesa valdese di Torre Pellice;Massimo Torracca, pastore locale della chiesa battista di Sarzana; Stefano Vinti, chiesa valdese di Pinerolo.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi