da Riforma|  Redazione

Arrestato il pastore e difensore dei diritti umani Dan San Andres delle Chiesa Unita di Cristo. La presa di posizione delle chiese locali e del Consiglio ecumenico delle chiese

Mentre il pastore Dan San Andres, noto come difensore dei diritti umani, è stato arrestato una settimana dopo l’approvazione della controversa legge anti terrorismo nelle Filippine, il Consiglio ecumenico delle chiese (Cec) si è unito ai vescovi della Chiesa Unita di Cristo nelle Filippine (Uccp) nel chiedere giustizia.

Andres è presidente del Christian Witness and Service Committee della North Bicol Conference dell’Uccp, una regione sud-orientale dell’isola di Luzon, la più grande delle 7641 isole che compongono l’arcipelago abitato da circa 100 milioni di persone, che fanno delle Filippine il dodicesimo Paese più popolato al mondo. «Uno dei mandati del comitato che il pastore Andres dirige attualmente è relativo alla protezione e al rispetto dei diritti umani», si legge in una dichiarazione rilasciata dai vescovi dell’Uccp. «Casi precostruiti come questo mostrano solo che le bugie sono il fondamento del sistema di oppressione e ingiustizia che sta annichilendo la nazione».

«Siamo indignati che gli attacchi ai difensori dei diritti umani stanno avvenendo anche se il numero di casi confermati di Covid-19 nel paese continua a salire e ha superato quota 50.000», ha aggiunto il Consiglio nazionale delle chiese nelle Filippine (Nccp). «Invece di concentrarsi sui bisogni medici e sui soccorsi socio-economici per le persone, gli agenti statali stanno perseguitando i difensori dei diritti umani».

Ioan Sauca, segretario generale ad interim del Cec, ha affermato che le preghiere del Consiglio ecumenico tutto sono con Andres e la sua famiglia.  «La vita di Andres e il suo lavoro sono sacri per la sua nazione e il mondo», ha detto Sauca. «Siamo solidali con i membri della Chiesa Unita di Cristo nelle Filippine mentre affrontano questa terribile situazione. Chiediamo agli organi di governo delle Filippine di onorare la loro responsabilità di preservare la dignità umana».

Il deterioramento della situazione dei diritti umani nelle Filippine è stato al centro di un rapporto presentato da Michelle Bachelet, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, alla 44a sessione del Consiglio dei diritti umani che si è conclusa questa settimana.

La legge, fortemente sostenuta dalla Camera dei Rappresentanti e già approvata dal Congresso, è stata firmata il 3 luglio dal presidente Rodrigo Duterte (il primo a “spingere” il documento, considerandolo urgente), e ha già scatenato le proteste sia all’interno del Parlamento sia nelle strade, innanzitutto per l’estensione del concetto di “terrorismo” (punibile con 12 anni di prigione) e l’aumento dei poteri di sorveglianza, arresto e detenzione della polizia.

Attivisti per i diritti denunciano i rischi per la libertà di parola e in particolare le potenziali conseguenze sugli oppositori politici di Duterte, che può contare su una maggioranza politica ma ha anche influenza sulle istituzioni giudiziarie e governative. Il timore dei difensori dei diritti umani è che persone innocenti possano essere sottoposte a sorveglianza e intercettazioni telefoniche, e arrestati come “sospetti terroristi” e trattenuti, come prevede la nuova legge, senza un mandato e senza garanzie, per 14 giorni. Esattamente quanto accaduto con Andres.

Foto: il pastore Dan San Andres

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