A cura di Gillian Kingston, Vice Presidente WMC

Sorelle e Fratelli, Grazia a voi e pace da Dio, nostro Padre, e dal Signore Gesù Cristo.

Riflettiamo insieme sul significato di questo Tempo della Creato (1 settembre – 4 ottobre), e facciamoci sfidare sulle nostre responsabilità nei confronti della terra, nostra casa comune. Il tema di quest’anno è il “Giubileo della Terra”, ricordando cosa significa gioire e riposare in Dio nelle Scritture.

Isaia, nel capitolo 35 del suo libro, descrive un quadro meraviglioso del deserto che rinasce dopo un periodo di siccità. Mentre i fiori sbocciano e i ruscelli scorrono, ciò che è stato selvaggio ed ostile diventa un luogo dove l’umanità e l’intero creato vivono insieme pacificamente. Ecco quel triangolo vivente di relazioni che corre come un filo attraverso l’Antico Testamento: Dio – l’umanità – la terra.

Ma Isaia ha anche descritto quel che accade quando l’umanità infrange il Patto fatto con Dio dopo il diluvio, riportato in Genesi (9,17). È una scena desolata, che indica che nessuno verrà risparmiato perché “La terra è profanata dai suoi abitanti, perch’essi han trasgredito le leggi, han violato il comandamento, han corrotto il patto eterno”. (Isaia 24,5).

Dobbiamo scegliere tra un’immagine e l’altra: siamo consapevoli degli avvertimenti dei climatologi; abbiamo vissuto degli eventi meteorologici estremi; abbiamo sentito le storie delle persone più colpite …

Alla Conferenza Metodista Mondiale del 2016 a Houston, in Texas, un leader della chiesa della regione del Pacifico ha osservato che il suo popolo sarebbe stato tra i primi a essere costretto a migrare per il cambiamento climatico e che non avrebbe avuto il “diritto al ritorno” perché le sue isole sarebbero state sommerse dall’innalzamento delle acque dell’oceano.

Molti di coloro che hanno partecipato alla Consultazione del WMC del 2019 sulla Diaspora e le Chiese Migranti hanno confermato che il cambiamento climatico è un fattore importante nel causare la migrazione di persone che lasciano le loro case e intraprendono viaggi pericolosi e incerti verso una nuova vita.

L’enciclica di Papa Francesco del 2015 sul cambiamento climatico, ‘Laudato Sì’, ha attirato l’attenzione sul tema non solo di cristiani di ogni confessione e di ambientalisti, ma anche di politici e di legislatori. Questo ha avuto un impatto considerevole anche ai colloqui sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite a Parigi nello stesso anno.

All’inizio di quest’anno, un documento di approfondimento, “In cammino verso la cura della nostra casa comune“, ha delineato come possiamo agire quali amministratori responsabili del creato. Sottolinea il messaggio principale della ‘Laudato Sì’ che tutto è connesso: il modo in cui viviamo influisce sul benessere degli altri, in particolare i più vulnerabili, che hanno poche opzioni nella vita; il modo in cui viviamo influisce sul benessere del pianeta, la nostra casa comune.

Prendere il frutto della terra e il lavoro delle mani umane nel pane e nel vino alla Santa Cena ci ricorda, a un livello profondo, quel triangolo vivificante di relazioni che Isaia vedeva intorno a sé: Dio, la terra e l’umanità. “Al Signore appartiene la terra e tutto quel che è in essa, il mondo e i suoi abitanti.” (Salmo 24,1)

Potremmo disperare per la grandezza dell’impegno, ma Matteo nel suo Vangelo ci ricorda che Dio non è un padrone di casa assente: io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell’età presente” (28,20b).

Grazie a Dio!

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