il Cec invita tutti i combattenti a desistere immediatamente da ulteriori azioni militari e a tornare al tavolo del dialogo e dei negoziati

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Il segretario generale ad interim del Consiglio ecumenico delle chiese (Cec) Ioan Sauca ha espresso grave preoccupazione per la rinnovata e molto seria escalation del conflitto nella contesa regione del Nagorno-Karabakh – secondo quanto riferito a seguito di un attacco delle forze militari dell’Azerbaigian – che ha già provocato dozzine di vittime, compresi civili, e che rischia di provocare un conflitto armato più ampio nella regione.

«Deploro la tragica perdita di vite umane, esprimo le mie più sincere condoglianze alle famiglie in lutto e prego per la guarigione dei feriti», ha detto Sauca. «Per fermare questo spargimento di sangue, il Cec invita tutti i combattenti a desistere immediatamente da ulteriori azioni militari e a tornare al tavolo del dialogo e dei negoziati».

Sauca ha anche chiesto iniziative urgenti da parte del Gruppo di Minsk, sotto gli auspici dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, per il progresso verso una soluzione pacifica a questo conflitto irrisolto di lunga data. (Il gruppo di Minsk è stato creato nel 1992 proprio allo scopo di risolvere il conflitto scoppiato allora nella regione del Nagorno-Karabakh.

«Sono costernato dalla posizione aggressivamente partigiana assunta dal governo della Turchia, che come membro del gruppo di Minsk dovrebbe mantenere un ruolo neutrale, piuttosto che quello di un antagonista», ha detto Sauca. «Mi appello quindi alle nostre chiese membro del Cec dei paesi del Gruppo di Minsk a impegnarsi con i loro governi per trasmettere questo messaggio e incoraggiare sforzi diplomatici urgenti e sostanziali per la pace nella regione”.

Karekin II, Patriarca supremo e Catholicos di tutti gli armeni, ha affermato che il conflitto «invita tutti noi a difendere i diritti della nostra nazione, la nostra terra sacra, il nostro futuro e la nostra dignità nazionale».

Karekin II ha invitato «il nostro popolo a unirsi  e tutte le forze politiche a mettere da parte le loro differenze per il bene della difesa necessaria» della patria.

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