La Comunione mondiale delle chiese riformate esprime preoccupazione per il deterioramento delle libertà civili nelle Filippine

di Redazione 21 settembre 2020

La Comunione mondiale delle chiese riformate (Cmcr-Wcrc) che riunisce più di 225 chiese in oltre 110 paesi è vicina al popolo filippino «colpito da un preoccupante deterioramento delle libertà civili e dei diritti umani».

La vicinanza è stata espressa in occasione di un incontro internazionale convocato (via web) dal Consiglio nazionale delle chiese delle Filippine. In quell’occasione è stato anche diffuso un documento, una dichiarazione comune, «di unità per la protezione e la promozione dei diritti umani nelle Filippine».

La Dichiarazione afferma «Siamo allarmati perché l’attuale legge anti-terrorismo pone serie minacce alle libertà civili. Una legge che legittima arresti e detenzioni illegali e che mina alle radici la giustizia, la regolarità dei processi, la protezione individuale. Tutti principi che, sino a poco tempo fa, erano garantiti dalla Costituzione filippina. La proliferazione di esecuzioni extragiudiziali, compresa l’uccisione di migliaia di persone avvenuta in occasione della “guerra” messa in atto per contrastare “la droga e il terrorismo” è un’azione riprovevole. Siamo preoccupati  – si legge – per il clima d’impunità che si sta generando. Per lo sfacciato incitamento alla violenza propugnato per gli appelli alle forze dell’ordine affinché puniscano qualsiasi forma di dissenso (legittimo) mosso dai cittadini».

La dichiarazione ecumenica congiunta, dunque, chiede che si arrivi al più presto «alla fine delle uccisioni» e afferma: «Ci uniamo alla cittadinanza filippina nel denunciare l’impunità, la violenza e le brutalità quotidianamente commesse dalle forze governative. Affermiamo – prosegue la dichiarazione – che il giusto processo e l’uguaglianza di fronte alla legge – e così la libertà d’espressione – siano oggi un’emergenza da monitorare. Èurgente e necessario garantire la protezione umanitaria a tutte le persone colpite ingiustamente dai provvedimenti; una garanzia definita e contenuta nelle leggi nazionali e internazionali alle quali le Filippine giurarono solennemente di attenersi», si legge.

«La Chiesa Unita di Cristo nelle Filippine è una tra le chiese prese di mira dalle autorità statali. Attaccata per il lavoro fatto in tema di diritti umani e di testimonianza per promuovere la giustizia sociale», ha detto il pastore Chris Ferguson, segretario generale della Cmcr. «I responsabili della Chiesa sono stati etichettati come comunisti e nelle filippine quest’accusa può essere una condanna dura e pericolosa, date le esecuzioni extragiudiziali emesse in questi tempi. Inoltre – ha proseguito Ferguson -, la pandemia Covid-19 è stata un’ottima scusa per far proliferare alcune violazioni dei diritti civili, far aumentare il controllo sociale e permettere continue azioni di repressione militare», ha affermato Ferguson.

La dichiarazione chiede che il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite apra un’indagine indipendente e imparziale sulle violazioni dei diritti nelle Filippine: «Continueremo a sostenere il dono di Dio e la dignità umana nelle Filippine, e ovunque. Lavoreremo con i difensori dei diritti umani. Accenderemo i riflettori e illumineremo le violazioni rendendo noti i nomi dei responsabili affinché queste persone siano chiamate a rispondere delle loro azioni», conclude la dichiarazione.

La Cmcr, infine esorta le chiese membro a unirsi a quest’azione di solidarietà, di preghiera, di giustizia, di sostegno alla popolazione filippina sottoscrivendo il documento ecumenico.

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