di Redazione| Riforma.it 09 ottobre 2020

È quanto chiede la campagna lanciata da diverse chiese protestanti del Regno Unito per sostenere le famiglie travolte dai debiti contratti durante il lockdown

L’Unione battista della Gran Bretagna, la Chiesa di Scozia, la Chiesa metodista, la Chiesa riformata Unita, Church Action on Poverty e altri gruppi religiosi e organizzazioni laiche, hanno lanciato la campagna #ResetTheDebt(https://resetthedebt.uk) che chiede al Governo di creare un Jubilee Fund che dia sovvenzioni per ripagare e cancellare il debito accumulato dalle famiglie più povere durante il periodo di lockdown.

Si stima che 6 milioni di persone nel Regno Unito abbiano contratto debiti a causa del Covid-19. Ad essere colpite soprattutto le famiglie più povere, in particolare quelle con bambini o persone con disabilità. I lavoratori più giovani, quelli delle comunità BAME e quelli con responsabilità di assistenza sono stati colpiti in modo sproporzionato dalla perdita di posti di lavoro a causa della pandemia, e molti sono stati costretti a prendere danaro in prestito per sbarcare il lunario.

La proposta delle chiese di azzerare il debito trova ispirazione nel principio biblico del Giubileo. Nell’Antico Testamento, il Giubileo stabiliva il riposo della terra, la liberazione degli schiavi, il condono dei debiti, e la restituzione ai legittimi proprietari, della terra che era stata venduta per pura necessità.

«Crediamo che le persone indebitate dal Covid-19 hanno bisogno di un giubileo – dichiarano le chiese –. Proponiamo quindi che il Cancelliere crei un Fondo giubilare, capace di fornire sovvenzioni per estinguere e annullare il debito maturato dalle famiglie durante il periodo di blocco, dando loro una piattaforma più stabile da cui poter affrontare il futuro».

Le chiese riconoscono che il debito e la povertà non sono iniziati con il Covid-19, e che un Fondo giubilare non risolverà definitivamente il problema. «Occorrono posti di lavoro migliori e sicurezza del reddito reale per portare un cambiamento a lungo termine. Ma ora c’è bisogno di un’azione del Governo per garantire un giusto futuro per tutti».

Durante il periodo di lockdown nella primavera del 2020, le quattro chiese, insieme a Church Action on Poverty, hanno registrato direttamente l’impatto del lockdown sulle loro comunità. È immediatamente emerso che molte persone stavano contraendo debiti soprattutto per fronteggiare il pagamento di affitti e bollette domestiche.

Citizens Advice stima che, tra marzo e luglio 2020, sei milioni di persone non sono riuscite a pagare affitti, tasse comunali e altre bollette domestiche a causa del coronavirus. Mentre Shelter stima che 174.000 famiglie in Inghilterra sono già state minacciate di sfratto per morosità accumulata durante il lockdown.

Il procedimento di sfratto è stato sospeso durante il lockdown, ma è ripartito in Inghilterra e Galles a settembre. Perdere la casa ha effetti duraturi soprattutto sul benessere mentale e fisico dei bambini. Anche vivere sotto la minaccia di perdere la casa può essere devastante. Il Governo ha chiesto tolleranza da parte dei proprietari, ma rimane il problema degli affitti arretrati che vanno affrontati.

Rachel Lampard, Leader del Joint Public Issues Team (gruppo di lavoro su questioni sociali e politiche che riunisce Chiesa di Scozia, Chiesa metodista di Gran Bretagna, Chiesa riformata unita e Unione battista in iniziative di sensibilizzazione e advocacy), ha dichiarato: «Il principio del Giubileo consente il ripristino delle relazioni, il riequilibrio delle comunità e il ripristino della dignità delle persone. Questo è il benessere che Dio desidera per tutte le persone. Ecco perché chiediamo al Cancelliere un Fondo giubilare per pagare e cancellare i debiti delle persone che sono state indebitate dal Covid-19. La pandemia ci ha dimostrato che dipendiamo tutti gli uni dagli altri molto di più di quanto avessimo ammesso in precedenza. Senza un Giubileo del debito, coloro che sono meno in grado di sopportarlo, continueranno a portare l’onere finanziario più pesante nel futuro».

I promotori della campagna chiedono ai propri membri di scrivere ai parlamentari e di sostenere la campagna online e nelle loro comunità ecclesiali.

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