Il commento della moderatora della Tavola valdese sull’incontro internazionale per la pace promosso dalla Comunità di Sant’Egidio

Alla presenza dei leader delle grandi religioni mondiali, insieme ad autorevoli rappresentanti delle istituzioni tra cui il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, è stato sottoscritto l’Appello di pace, consegnato da un gruppo di bambini agli ambasciatori e ai rappresentanti della politica nazionale e internazionale.Presenti, fra gli altri, il presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), pastore Luca Maria Negro, la moderatora della Tavola valdese, la diacona Alessandra Trotta, coinvolta nella liturgia, la presidente dell’Opera per le Chiese evangeliche metodiste in Italia (OPCEMI) Mirella Manocchio, il vescovo luterano Heinrich Bedford-Strohm, presidente del Consiglio della Chiesa evangelica in Germani (EKD) e il pastore luterano di Roma Michael Jonas.

“Abbiamo accolto anche quest’anno con gioia l’invito della Comunità di Sant’Egidio a partecipare all’Incontro internazionale per la pace insieme ai rappresentanti di altre importanti confessioni religiose, tutti fortemente determinati a spezzare il binomio ‘religioni-guerre’ – ha dichiarato la moderatora Alessandra Trotta -. Il cedimento, infatti, nel corso della storia, a strumentalizzazioni che fanno leva su tentazioni di potere, ricerca di privilegi o anche solo sul bisogno di riconoscimento e protezione ha, purtroppo, impresso un marchio infamante su molte esperienze religiose”.

La moderatora ha ricordato poi l’esperienza dei Corridoi umanitari, condivisa in Italia proprio con la Comunità di Sant’Egidio e la Federazione della chiese evangeliche in Italia: “Un progetto che ha reso visibili, anche alle tante generazioni che nel nostro Paese non hanno mai vissuto sulla propria pelle il dramma della guerra, le terribili ferite fisiche, psicologiche, spirituali delle troppe guerre che insanguinano ancora un mondo sempre più interconnesso e una famiglia umana divisa da troppe diseguaglianze e discriminazioni”.

La pace, insomma, si costruisce a partire dai luoghi vicini: “La pace non si predica, si pratica! – conclude la moderatora -. Parafrasando Gesù: non chi dice ‘pace, pace’, ma chi sceglie e agisce in conformità alla volontà del Signore per l’intera sua creazione sperimenta la benedizione di una vita che si inserisce già pienamente nella dimensione del Regno di Dio”.


Quello di quest’anno è stato il trentaquattresimo incontro promosso dalla Comunità di Sant’Egidio ispirato allo storico incontro interreligioso voluto da Giovanni Paolo II nel 1986. Uno spirito di dialogo e amicizia che invita uomini e donne di religione a riconoscersi nella comune umanità e ad affrontare insieme la lotta per la vita di tutti.

“Le guerre e la pace, le pandemie e la cura della salute, la fame e l’accesso al cibo, il riscaldamento globale e la sostenibilità dello sviluppo, gli spostamenti di popolazioni, l’eliminazione del rischio nucleare e la riduzione delle diseguaglianze non riguardano solo le singole nazioni – si legge nell’appello di pace sottoscritto ieri -. Lo capiamo meglio oggi, in un mondo pieno di connessioni, ma che speso smarrisce il senso della fraternità … Ai responsabili degli Stati diciamo: lavoriamo insieme ad una nuova architettura della pace. Uniamo le forze per la vita, la salute, l’educazione, la pace”.

Foto: Marco Pavani

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