di Valentina Fries | 04 novembre 2020 | Riforma.it

Intervista alla presidente delle donne evangeliche in Italia Gabriela Lio. Anticipazione del mensile Eco delle valli valdesi di novembre in distribuzione in questi giorni

In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne del prossimo 25 novembre abbiamo posto alcune domande a Gabriela Lio, pastora battista e presidente della Federazione donne evangeliche in Italia (Fdei).

– Il lockdown degli scorsi mesi ha verosimilmente aumentato i casi di violenza domestica contro le donne, e ha creato grandi difficoltà ad intervenire, venendo a mancare quella rete di supporto “fisica” che prima era invece consentita. Ecco, la domanda ora è: che cosa è successo dopo la riapertura? Quali sono i dati?

«L’Istat ha condotto un’analisi dei dati contenuti nel database del numero verde 1522, nel periodo compreso tra marzo e giugno 2020, sia delle chiamate telefoniche che delle chat. Le chiamate rispetto allo stesso periodo del 2019 sono raddoppiate passando da 6.956 a 15.280. Le donne hanno chiamato soprattutto per atti persecutori, maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale. Invece, nei centri antiviolenza sono state in media 3000 le richieste d’aiuto arrivate nei mesi di marzo e aprile».

– Durante il periodo di chiusura, centri o case rifugio erano già pieni, ma grazie alla rete di solidarietà hanno potuto collocare le donne in strutture alberghiere anche attraverso scambi interregionali…

«Il dato allarmante sul quale anche la Fdei è particolarmente preoccupata è che il 78% dell’incremento delle denunce di violenza riguarda l’ambito familiare e la maggior parte dei maltrattanti sono uomini italiani, mariti, conviventi o comunque persone conoscenti dalle vittime. La convivenza coercitiva, il non avere la rete di relazioni esterne che fanno in realtà respirare le coppie, hanno aggravato i conflitti esistenti. Quindi la preoccupazione c’è e dobbiamo essere vigili perché questo raddoppiamento può produrre dati ancora più allarmanti e situazioni ancora più difficili da gestire.

Dopo la riapertura, con i controlli necessari e le distanze, i centri antiviolenza (che in Italia sono 338 e dove in media sono ospiti 36 donne) hanno ricominciato a funzionare e a prendere in carico altre donne in situazioni difficili. I centri antiviolenza confermano che dopo la chiusura c’è un aumento delle richieste d’aiuto ma nei centri rifugio non c’è posto».

– Quali sono le iniziative della Fdei per la prossima Giornata?

«Questo 25 novembre 2020 sarà segnato dal nostro restare a casa per proteggerci e per proteggere i nostri cari. Data la situazione sanitaria non sappiamo se sarà possibile, ma il nostro invito è che anche se in un gruppo ristretto, le donne e i uomini delle nostre comunità si incontrino in una delle panchine della città o paese, per condividere un momento di riflessione, una preghiera, una lettura biblica o poesia quale impegno, segno e premura nei confronti di un tema delicato come quello della violenza contro le donne, altrimenti attraverso un’immagine della panchina più vicina alla chiesa da proiettare durante il culto».

A causa della pandemia e della parziale chiusura non sarà possibile organizzare qualcosa in presenza, come negli anni precedenti. La Federazione fornirà tuttavia del materiale biblico e liturgico agli esecutivi delle chiese e alle responsabili dei movimenti femminili Fdei. Inoltre, la settimana prima del 25 novembre, uscirà con il settimanale Riforma I 16 giorni contro la violenza, fascicolo con un percorso di più pagine che va dal 25 novembre al 10 dicembre, che segna la Giornata mondiale dei diritti umani. Il tema individuato dal Comitato nazionale della Fdei per il 2020 è il rapporto che esiste fra violenza contro le donne e la salute delle donne.

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