La pandemia del covid-19 è stata, ed è tuttora, una grande sfida per molte comunioni cristiane e in particolare per il lavoro portato avanti dai dialoghi ecumenici. Nell’estate del 2020 si sarebbe dovuta tenere la XV Conferenza di Lambeth, un incontro di tutti i vescovi della Comunione anglicana che ha luogo di solito ogni dieci anni. Ad aprile è stato comunicato che l’incontro sarebbe stato posticipato al 2021; a luglio, ne è stata annunciata l’ulteriore posticipazione al 2022. Anche la Conferenza del Consiglio metodista mondiale, che doveva riunirsi nell’estate del 2021, è stata riprogrammata per l’estate del 2022. In quel periodo ci sarà molto verosimilmente una “congestione” ecumenica, dato che anche l’assemblea generale del Consiglio ecumenico delle Chiese è stata rinviata a quel momento. I dialoghi teologici internazionali bilaterali che la Chiesa cattolica conduce con le altre comunioni mondiali normalmente si tengono in sessioni plenarie ogni anno; a causa del covid, queste riunioni di teologi di tutto il mondo non sono state naturalmente possibili nell’anno appena conclusosi. Tuttavia, le commissioni di dialogo si sono adattate rapidamente e hanno trovato nuovi modi per proseguire il loro lavoro di guarigione della divisione cristiana.

La Commissione internazionale anglicano-cattolica (Arcic)

La riunione plenaria dell’Arcic III era prevista presso il monastero di Bose dal 9 al 16 maggio. Con l’aggravarsi delle conseguenze della pandemia, si è resa evidente l’impossibilità di tenere l’incontro in presenza. È stato dunque necessario ricorrere al web. Data la varietà della localizzazione geografica dei membri dell’Arcic, dalla Nuova Zelanda alle Americhe, la Commissione ha potuto incontrarsi solo due ore al giorno, il che ha comunque comportato per alcuni un inizio alle 6 del mattino e per altri una conclusione a mezzanotte. Quattro di queste riunioni hanno avuto luogo dal 12 al 15 maggio.

L’attuale lavoro del dialogo consiste nell’esaminare «il modo in cui, nella comunione, la Chiesa locale e la Chiesa universale giungono a discernere il giusto insegnamento etico». Tale riflessione prosegue sulla base di quanto affermato nell’ultimo documento dell’Arcic, Walking together on the way (2018), che si è concentrato sulle strutture esistenti nelle nostre due comunioni a livello locale, regionale e universale attraverso la lente dell’ecumenismo ricettivo.

Sono state preparate dissertazioni sulla maniera in cui il discernimento è inteso all’interno di ciascuna tradizione, sullo stato dell’insegnamento etico e sulla misura in cui le differenze etiche si sono rivelate divisive per la Chiesa nella storia del cristianesimo. La Commissione ha anche ascoltato presentazioni sulle fonti e sul discernimento della dottrina sociale della Chiesa. Sebbene la tecnologia sia stata molto utile per la Commissione, il tempo di lavoro di una normale plenaria ha subito considerevoli restrizioni. I limiti imposti dalla diversità dei fusi orari dei partecipanti hanno ridotto il tempo per la discussione. In queste circostanze sono sorti anche dubbi sulla possibilità di affrontare in maniera sufficiente e adeguata le modifiche proposte allo schema del documento, concordate nella precedente riunione dell’Arcic.

In definitiva, la decisione più fruttuosa e significativa presa durante la plenaria è stata quella di programmare due ulteriori riunioni via web in autunno; prima che esse avessero luogo, si è stabilito di formare un gruppo di lavoro incaricato di valutare e, nel caso, adottare le proposte della plenaria, al fine di mettere a punto una versione più dettagliata dello schema. I co-presidenti e i co-segretari della Commissione si sono riuniti all’inizio di giugno per nominare questo gruppo di lavoro, composto da due esperti di etica per ciascuna parte, e dai due co-segretari.

Il gruppo ha lavorato assiduamente in videoconferenza, incontrandosi durante i mesi estivi e oltre, con riunioni settimanali o quindicinali, e infine ha prodotto due bozze di testo per i primi due capitoli. Questi capitoli sono stati trasmessi ai membri della Commissione per posta elettronica prima delle riunioni plenarie previste via web rispettivamente il 5 ottobre e il 2 novembre. Il gruppo ha quindi incorporato nel testo i commenti, sia quelli pervenuti per iscritto che quelli avanzati durante le riunioni.

Il capitolo 1 presenta il documento alla luce del lavoro che la Commissione ha già svolto. Arcic II ha pubblicato Life in Christ: morals, communion and the Church nel 1994; questo testo fornisce un utile background e un solido fondamento per il lavoro di Arcic III . La Commissione intende il documento sul discernimento del giusto insegnamento etico anche come un documento di accompagnamento al testo precedente, Walking together on the way, poiché le due dichiarazioni rispondono a un unico mandato. Come Walking together on the way utilizzava l’ecumenismo ricettivo per esaminare le strutture di comunione presenti nelle due tradizioni, così la Commissione ricorre allo stesso metodo nello studio delle modalità con cui cattolici e anglicani discernono il giusto insegnamento etico. Ciò significa che ogni tradizione riconosce le proprie difficoltà e le proprie tensioni, e si chiede come l’esperienza di grazia del suo interlocutore possa rappresentare un dono da accogliere.

In un documento preparato per una discussione durante il Sinodo generale della Chiesa d’Inghilterra del 2009, l’arcivescovo Rowan Williams si doleva del fatto che Life in Christ non menzionava a sufficienza la tradizione teologica anglicana nel campo dell’etica. La bozza del secondo capitolo preparata dal gruppo di lavoro cerca di rimediare a questa lacuna accennando a tale tradizione, così come si è sviluppata dopo la Riforma. Considerando insieme la ricchezza della tradizione teologica anglicana e quella della tradizione cattolica, è auspicabile che la Commissione riesca a individuare quali doni potranno essere condivisi per il miglioramento di tutti. I progressi compiuti sono stati considerevoli nonostante le restrizioni della pandemia; tuttavia, i membri della Commissione sono ben consapevoli che una discussione molto più completa e un esame molto più approfondito della bozza potranno avvenire solo in una riunione plenaria dal vivo.

La Commissione internazionale metodista-cattolica (Mercic)

Il dialogo metodista-cattolico è riuscito a tenere uno dei pochissimi incontri internazionali che hanno avuto luogo nel 2020. Un gruppo di redazione si è riunito alla Duke University, a Durham, nel North Carolina, dal 3 al 7 marzo. Questa équipe ha ricevuto le bozze di alcuni capitoli preparate congiuntamente da membri metodisti e cattolici e ha individuato ulteriori aspetti da approfondire. Molto è stato realizzato durante l’incontro a Durham, ma molto rimane ancora da fare. Uno dei membri della Commissione, la dottoressa Clare Watkins, è stata ricoverata in ospedale a causa del covid-19 (nel frattempo si è pienamente ristabilita) e altri membri hanno dovuto dunque portare avanti il lavoro che lei non era in grado di svolgere.

Le bozze del documento sono state inoltrate in primavera, con una richiesta di feedback. A maggio, il gruppo direttivo ha deciso di cancellare la riunione plenaria prevista nel mese di ottobre, proponendo come alternativa, via web, sei riunioni di due ore ciascuna dal 9 al 15 ottobre. Il gruppo di redazione ha rivisto il testo alla luce dei commenti ricevuti e in settembre ha inviato una nuova bozza completa a tutti i membri. Gli emendamenti proposti a tale bozza sono stati poi raccolti in un documento di lavoro per la riunione plenaria virtuale di ottobre, durante la quale sono stati compiuti molti progressi. Il gruppo di redazione, che aveva già svolto un ampio lavoro preparatorio, ha continuato a riunirsi dopo la plenaria; esso spera di presentare il testo definitivo alla Commissione per l’approvazione finale durante una riunione programmata per il 27 marzo. Il testo sarà poi inviato alle rispettive autorità di ciascuna comunione perché riceva il nulla osta.

Già in questa fase, possiamo fornire alcune indicazioni preliminari sulla forma del testo e sulle questioni affrontate dalla Commissione. Il testo, dal titolo provvisorio God in Christ reconciling, comprenderà quattro capitoli. Analogamente ai precedenti rapporti, il documento si apre con una riflessione scritturale sulla parabola del figliol prodigo o, come preferisce chiamarla la Commissione, la “parabola dei due figli”, perché entrambi sono chiamati a convertirsi e a riconciliarsi con il Padre. La tentazione di identificare una specifica comunità cristiana con l’uno o con l’altro figlio è sbagliata e va naturalmente evitata.

Il primo capitolo esamina la riconciliazione come linguaggio cristiano di salvezza realizzata in Gesù Cristo. Come il peccato ha spezzato o danneggiato la relazione che una persona ha con Dio, con sé stessa, con gli altri e con tutto il creato, così la guarigione di tale relazione descrive la salvezza che Dio offre in Cristo. Nella sua analisi, la Commissione si allinea a quanto affermato nell’esortazione apostolica Reconciliatio et paenitentia che parla delle «quattro riconciliazioni che riparano le quattro fratture fondamentali: riconciliazione dell’uomo con Dio, con se stesso, con i fratelli, con tutto il creato» (26). Se la missione della Chiesa è «il sacramento visibile dell’unità salvifica» che Dio desidera per tutti, è innegabile che la divisione cristiana rappresenti un pesante ostacolo per la realizzazione di questo obiettivo e di questa missione. La chiamata all’unità dei cristiani è dunque urgente e impellente per tutti i cristiani.

Riprendendo questo tema, il secondo capitolo ricorda che sia i cattolici sia i metodisti sono colpevoli di azioni che, nel corso della storia, hanno favorito la divisione. Riconoscendo la guarigione operata grazie al movimento ecumenico del XX secolo, la Commissione evidenzia comunque il persistere della diffidenza e la necessità di un’ulteriore guarigione della memoria. L’obiettivo del dialogo ecumenico, come affermato dalla Mercic in rapporti precedenti, è la nostra riconciliazione ecclesiale e la piena comunione nella fede, nella missione e nella vita sacramentale all’interno dell’unità piena e visibile della Chiesa. Tuttavia, l’unità che Dio desidera per la Chiesa non deve essere intesa come uniformità, ma come comunione nella diversità riconciliata. God in Christ reconciling esamina il modo in cui le strutture delle nostre due tradizioni agiscono già per riconciliare e mantenere nella comunione una legittima diversità.

Si prevede che il terzo capitolo esamini le pratiche liturgiche e sacramentali della riconciliazione all’interno delle due comunioni. Cattolici e metodisti riconoscono entrambi il battesimo come sacramento primario di riconciliazione per i cristiani, e l’eucaristia come il sacramento attraverso il quale i cristiani sono più frequentemente rafforzati nella comunione riconciliata con Dio, con i loro fratelli e sorelle e con tutto il creato. Alcuni metodisti praticano riti di riconciliazione che rispecchiano la penitenza sacramentale, ma la maggior parte non lo fa. Il rapporto sarà il primo documento ecumenico internazionale a riflettere sul sacramento della penitenza. La Chiesa metodista teme che l’insistenza cattolica sulla necessità del sacramento sottintenda un limite nella libertà di Dio di perdonare e nella capacità del peccatore di ricevere liberamente questo perdono. Essa ha inoltre reticenze anche davanti al ruolo intermediario della Chiesa e del ministro. Tali preoccupazioni possono essere salutari per i cattolici, segnalando incomprensioni a cui essi potrebbero essere esposti. È importante riaffermare l’insegnamento della Chiesa, secondo il quale Dio non è vincolato dal sacramento (cfr. Reconciliatio et paenitentia, 31) e «il confessore non è il padrone, ma il servitore del perdono di Dio», come sostiene il Catechismo della Chiesa cattolica ( 1466).

Il quarto capitolo del rapporto esaminerà la missione della Chiesa e il modo in cui cattolici e metodisti possono collaborare come operatori della riconciliazione di Dio nel mondo. Lavorando insieme per assistere coloro che si trovano nel bisogno e per rispondere alla crisi climatica, essi danno testimonianza della loro fede comune e, così facendo, diventano un segno più pieno dell’unità a cui Dio chiama tutti. Tramite queste iniziative comuni, cattolici e metodisti offrono «un nuovo sogno di fraternità e di amicizia sociale che non si limiti alle parole» (Fratelli tutti, 6). Data l’accentuazione posta sulla guarigione della memoria, il documento dovrebbe concludersi con una liturgia, affinché cattolici e metodisti possano unirsi nella preghiera per la riconciliazione delle nostre due comunioni. In questo, la Commissione si è ispirata alla preghiera ecumenica con la quale Papa Francesco termina la sua enciclica Fratelli tutti.

Le riunioni plenarie delle Commissioni di dialogo bilaterale si svolgono abitualmente in un clima di reciproco rispetto e di amicizia. La vicinanza fraterna sperimentata in tali incontri rende ancora più doloroso il fatto che i membri non possano ancora ricevere l’eucaristia riuniti intorno all’unica mensa. Sotto molti aspetti, l’esperienza della pandemia del covid-19 rispecchia questa esperienza. Molto spesso, nei momenti che precedevano l’inizio formale di un incontro virtuale, c’è stato il tempo per uno scambio di notizie e per una rapida condivisione di esperienze. I partecipanti hanno più volte espresso frustrazione per l’impossibilità di incontrarsi adeguatamente. La fitta corrispondenza e gli incontri via web hanno permesso di portare avanti il lavoro di riconciliazione ecumenica: essi rimangono comunque strumenti imperfetti, metafora, in un certo senso, della comunione reale ma incompleta che sperimentiamo tra le nostre Chiese. Confidiamo in tempi migliori, quando potremo incontrarci di nuovo dal vivo. E, attraverso i dialoghi, continuiamo a lavorare alla venuta di quel momento in cui la nostra comunione sarà pienamente riconciliata.

Articolo di Anthony Currer
Officiale della sezione occidentale del Pontificio Consiglio per la promozione
dell’unità dei cristiani

Pubblicato sull’ Osservatore Romano il 25 gennaio 2021 

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