Modena

Via Cesare della Chiesa 79

Via Gherardi, 25, 41100 Modena

Pastore: Michel Charbonnier

Pastore: Dominic Kofi Danso

sito web: Chiesa metodista

Tel. e Fax: 051 239227

Culto 

Domenica ore 10,30 tranne la prima di ogni mese nella chiesa sita in via Gherardi 25

Domenica ore 10,30 in Twi e inglese nella chiesa sita in via Cesare della Chiesa 79

 

Un po’ di storia

Nel 1500, subito dopo l’esplosione della Riforma luterana (1517), sorsero anche in Italia vari focolai “ereticali”. Fra essi quello di Modena, dal 1300 sotto il dominio degli estensi, poté subito essere considerato per un trentennio il più importante del paese.

Tra le nobili famiglie e tra il popolo minuto circolavano libri religiosi di autori d’oltralpe, in parte tradotti e comunque per lo più stampati a Venezia, che rappresentavano una propaganda clandestina atta ad informare sulla nuova fede i vari ceti sociali: intellettuali come era prevedibile, ma anche professionisti, mercanti, popolani, chierici ed esponenti di grandi famiglie. In documenti dell’epoca si parla di calzolai, barbieri, tintori che “avevano l’ardire di discutere pubblicamente di teologia”. Non a caso fu detto che i modenesi tutti erano pronti ad abbracciare “tutte le heresie germanice” (Firpo).

Nacque così come centro propulsore delle nuove dottrine una cosiddetta “Accademia” collegata ai più significativi gruppi del dissenso religioso in tutta Italia (Venezia – vero e proprio porto di propaganda eterodossa – Ferrara, Piacenza, Siena, Lucca, Napoli ecc.) nella quale si svolgevano incontri, discussioni, studi biblici. Era l’affascinate affermazione del ritorno alla “Parola” che accantonava, quando non escludeva, il ritualismo e la burocrazia ecclesiastica col suo esasperante autoritarismo.

Essa lottò per mantenere in Modena sufficienti spazi di libertà di coscienza, e fu tanto attiva da farla riconoscere tra i motivi principali che nel 1542 suggerirono la formalizzazione dell’inquisitorio Sant’Ufficio romano. Ciononostante tra i tenaci “eterodossi” modenesi ci fu un ulteriore sviluppo del movimento che si radicò soprattutto nel tenace mondo artigianale: tessitori, falegnami, calzolai, piccoli commercianti i quali, sotto la spinta della ormai guadagnata libertà di coscienza, avevano intanto imparato a leggere e quindi anche a ragionare.

Nella seconda metà del secolo, cominciarono processi, condanne, abiure, fughe, roghi; tuttavia la comunità “eretica” modenese durò fin dopo la conclusione (1563) del Concilio di Trento. In quegli anni l’”eresia” modenese si costituì in vera e propria comunità di “fratelli” che si riunivano per il culto, la preghiera e la celebrazione della Santa Cena. Personaggi importanti ne erano alla guida. Ma la sistematica repressione messa in atto da Paolo V stroncò la resistenza degli ultimi seguaci ai quali non restò che l’esilio in Svizzera dove si affiancarono a movimenti similari.