Padova

Corso Milano 6, 35137 Padova
tel. 044 4546579
sito web: Chiesa metodista di Padova
Pastora: Ulrike Jourdan

Culto
Domenica alle 11,00

Un po’ di storia

L’antica testimonianza evangelica, già presente con notevole diffusione nella provincia di Padova nel 1500, poi duramente repressa dall’Inquisizione, soltanto dopo l’annessione del Veneto all’Italia viene ripresa da una Missione Metodista nella persona del pastore Enrico Piggott, che unisce alla sua passione evangelistica un grande amore per l’Italia e per le sue sorti.

La sua ferma volontà di fare del Veneto l’area di evangelizzazione lo spinge nell’ottobre 1866 a lasciare Milano per fare di Padova il proprio quartier generale. Trova una città senza amici, che pare non abbia collegamenti con altre aree europee, mentre il popolo vede i protestanti come pericolosi diabolici miscredenti. Tuttavia i primi locali di culto – in casa Ravioli, poi in casa Facconi, e quindi in una saletta al primo piano dell’edificio che si affaccia sulla piazzetta Pedrocchi – diventano presto troppo piccoli. Nell’agosto 1867 l’evangelizzazione si stabilizza a Bassano, Chioggia, e Adria, poi Rovigo e Calalzo per estendersi a tutto il Veneto, da Ve­rona a Trieste, attraverso Vicenza, Treviso, Tramonti, Udine e Gorizia.

Secondo il costume metodista, la prima opera consolidata consiste nella istituzione di corsi di teologia per la preparazione di predicatori laici: sono all’inizio sette, di cui due donne. Per la prima volta in Italia la predicazione viene affidata con uguale dignità anche alle donne.

Padova resta il centro direttivo dell’opera nel nord fino al 1873; nel 1868 vi si svolge la prima Conferenza della Chiesa Evangelica Metodista in Italia: ci sono ora 16 locali di culto, 24 predicatori, 179 Scuole Domenicali, 592 allievi che ricevono istruzione scolastica. In quell’anno Piggott tiene il culto nella nuova chiesa di Via Rovina 4121 (ora Via Rudena) a 250 persone.

Il primo intento del metodismo è sempre quello di diffon­dere l’istruzione tra il popolo nel convin­cimento che solo l’istruzione può affrancare, dare dignità a capacità di scelta responsabile. Nel centro di Padova viene aperto un piccolo ufficio che presta servizio di scrittura e lettura per i soldati di leva analfabeti. Nel quartiere più degradato della città, detto del Portello, si provvede a una scuola per bambini di strada, per almeno due ore al giorno. All’inizio si tratta solo di maschietti, ma si prepara la stessa cosa per le bimbe. C’è anche la preoccupazione per i più piccoli con l’introduzione per la prima volta in Italia dei Giardini d’Infanzia.

Queste scuole hanno una funzione sociale e non necessariamente evangelistica: affrontano la miseria, l’incuria, l’ignoranza e introducono elementi sconosciuti come le refezioni scolastiche e la promozione dell’igiene, promuovendo una morale basata sulla fede nelle istituzioni, sulla responsabilità dell’individuo e sulla consapevolezza del proprio ruolo e delle possibilità di tutti di elevazione sociale e morale.

Queste attività tuttavia devono sopportare una dura repressione con la persecuzione dei parenti di bimbi che frequentino quelle scuole. Nella realtà di fame e privazioni di quegli anni, dichiararsi evangelico non di rado significa esporsi al pericolo di rimanere senza lavoro e senza pane.

Diversa è la sorte dell’ Istituto Internazionale di Padova, in quanto è rivolto a un’estrazione sociale diversa, gode di grande prestigio ed è fortemente appoggiata dalle ricche e importanti famiglie ebree della città. Nel 1868 è una scuola diurna e convitto, maschile e femminile. Agli italiani si aggiungono inglesi, svizzeri, olandesi, greci, russi e tedeschi. Nel 1871 ha tre ordini di scuole: elementare, ginnasio e indirizzo tecnico.

Istruzione, informazione, libero dibattito, sono promossi anche in altri modi: Piggott cura la pubblicazione di un settimanale di divulgazione, Il Museo Cristiano, che al suo terzo anno di vita diventa Il Corriere Evangelico.

All’opera di Enrico Piggott segue quella della forte personalità di Francesco Sciarelli, già frate e poi combattente garibaldino. Egli dà vita al Circolo Giovanni Diodati che si dota di una biblioteca circolante con sala di lettura, dove si può trovare la letteratura posta all’Indice, che offre dibattiti e conferenze, nonché lezioni di lingua straniera. I membri del Circolo, che non richiede agli aderenti di essere metodisti o di professare una qualche fede, danno vita a corsi serali di alfabetizzazione e di istruzione nei due rioni malfamati del Portello e di Porta Savonarola, ai quali se ne aggiungono altri per l’apprendimento di tedesco, inglese e francese.

Il periodo fra le due guerre mondiali del secolo scorso ha segnato un triste destino di repressione e persecuzione per tutto ciò che esorbitava dal con­formismo. Soltanto in seguito alla acquisi­zione delle libertà costituzionali si è stabilita una seconda e nuova possibilità di vita e di dialogo. Dia­logo che oggi, dopo il Vaticano II, in clima ecumenico, trova in Padova una delle più antiche e limpide manifestazioni.
La Comunità Metodista di Corso Milano 6 vive oggi nell’attività quotidiana dei suoi membri; oltre il culto domenicale vi sono altre attività: femminili, giovanili, di Scuola Domenicale per i più piccoli, di studio biblico anche interconfessionale, oltre a dibattiti e a confronti su temi vari di attualità.