In occasione della ricorrenza mondiale per la salvaguardia del Pianeta, la Commissione globalizzazione e ambiente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia avvia una campagna per contrastare le plastiche monouso

 

Foto Volodymyr Hryshchenko – Unsplash

Roma (NEV), 21 aprile 2021 – La Giornata della Terra (Earth Day) viene celebrata in 193 Paesi al mondo il 22 aprile di ogni anno. In questo contesto, la Commissione globalizzazione e ambiente (GLAM) della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) avvia una campagna di contrasto al monouso di plastiche e succedanei nel quadro del progetto di rete delle Eco-comunità.

A partire da un articolato documento, dal titolo “Dipendenza da plastica”, la GLAM sensibilizza e informa sulle microplastiche che ingeriamo, sui materiali alternativi, sulle norme nazionali e internazionali che possono in qualche modo portare una trasformazione, a monte, nei sistemi di produzione.

La campagna ha due versanti, spiega la GLAM: “uno riguarda gli stili di vita. L’altro la pressione sulla politica e la produzione che, come si vedrà, oppongono resistenza”. L’emergenza sanitaria, inoltre, sta aggravando l’emergenza climatica: “Nessun ravvedimento da covid – denuncia la Commissione –, ma al contrario esso è diventato l’alibi per comportamenti e scelte socialmente e ambientalmente negative per la vita sul pianeta”.

La GLAM chiede di eliminare i consumi usa e getta, considerati irrazionali e violenti. E avverte: “il riciclo è un’azione post consumo. Dunque una pratica che attiva consumi di energia e materia dal conferimento, alla realizzazione, al suo successivo smaltimento. Per quante volte è possibile? Le esperienze dell’eliminazione del piombo dalle benzine e del Protocollo di Montreal del 1987 per la tutela dello strato di ozono dimostrano che è possibile non produrre ciò che non si vuole inquini. La logica dell’usa e getta deve essere sradicata”.

Il documento, ricco di riferimenti e dati, affronta il tema del cibo da asporto, degli imballaggi, della sicurezza alimentare, delle sanificazioni più o meno efficaci, del “fattore scatenante”, cioè il covid. Se da un lato è vero che a luglio 2020 i lockdown per il coronavirus in tutto il mondo hanno portato a un calo del 5% delle emissioni di gas serra, la pandemia ha provocato un aumento dell’inquinamento per mascherine usa e getta, guanti, flaconi e imballaggi. Circa il 75% delle materie plastiche dei prodotti legati alla gestione del coronavirus rischiano di diventare spazzatura che ingolfa discariche e finisce alla deriva nei mari, con costi economici e ambientali altissimi. La United Nations Conference on Trade and Development (UNCTAD) sollecita a una trasformazione dell’economia della plastica: “L’elenco di materiali atossici, biodegradabili o facilmente riciclabili che potrebbero sostituire la plastica comprende molti materiali noti come vetro, ceramica, fibre naturali, carta, cartone, lolla di riso, gomma naturale e proteine ​​animali”.

La GLAM punta il dito anche sugli adempimenti che l’Italia e l’Europa sono chiamate a rispettare. La direttiva sull’utilizzo di plastiche biodegradabili e compostabili dovrà essere recepita entro il 3 luglio. Bisognerà vedere cosa i singoli stati intenderanno fare, perché è previsto che si possa scegliere quali articoli vietare e di quali ridurre gradualmente il consumo. È una partita tutta da giocare anche in termini di impegno personale e di propaganda. Intanto, il 1°luglio 2021 entrerà in vigore la plastic tax, nuova tassa sui manufatti in plastica con singolo impiego. Fra questa e le nuove sanzioni per le violazioni dei divieti all’uso della plastica, forse, un passo avanti si farà. Ma ciascuno deve fare la sua parte, altrimenti, avverte la GLAM, il rischio è che passi “la prevalente tattica della politica italiana di non governare, e dell’imprenditoria italiana di ‘raschiare il fondo del barile’ (con ampie rappresentanze nei settori trasporti ed energetici). La consolidata avversione all’innovazione sostenibile (e anche, in questo caso, alla responsabilità sociale) ricaccia sempre più in basso il Paese nella catena del valore aggiunto”.

Scarica il Documento GLAM 21 aprile 2021

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