Nell’ambito del progetto internazionale delle chiese metodiste, in vista della Conferenza sul clima COP26, le nuove generazioni chiedono un impegno maggiore di governi e comunità.

 “La sfida della cura dell’ambiente è un dovere collettivo e universale che appartiene a tutta l’umanità”. Questa è una delle dichiarazioni raccolte dai giovani metodisti, nell’ambito della campagna “Climate Justice for All” (CJ4A).

In italiano, il progetto si chiama “Giustizia climatica per tutte e tutti” e invita le comunità metodiste in tutto il mondo a impegnarsi per il clima. Obiettivo del progetto, accompagnare e sensibilizzare governi e comunità in vista della Conferenza sul clima delle Nazioni Unite COP26 prevista a novembre.

Giovani metodisti di tutta Italia hanno raccolto, negli scorsi mesi, messaggi e dichiarazioni. Ne emerge una forte motivazione, che non si limita alle parole, ma vuole dare un contributo concreto.

Le minacce al clima

Le nuove generazioni hanno ben chiare le minacce per il clima. Dall’uso eccessivo di sostanze tossiche, alla deforestazione. Dall’inquinamento delle acque, alle molte altre attività umane che “rischiano di causare danni irreparabili”.

Nel denunciare la negligenza diffusa, le ragazze e i ragazzi scrivono: “Nonostante le numerose battaglie, le numerose prove scientifiche a portata di mano, ancora oggi i Governi e le chiese non stanno affrontando il problema della crisi climatica come un’emergenza”.

E aggiungono: “In quanto Paese con alte emissioni di gas serra, dobbiamo supportare coloro nel mondo che sono più vulnerabili a questa crisi”.

Dalle parole ai fatti

 Nel documento della campagna CJ4A che raccoglie le dichiarazioni, si legge inoltre: “Chiediamo e ci impegniamo affinché, in questo cammino verso la COP26 e oltre, tutte le chiese metodiste siano dapprima consapevoli di questo tema e si assumano l’impegno di renderlo parte integrante dell’attività delle chiese, e di non trattarlo solo in occasione di eventi, ma sempre, perché abbiamo bisogno di tutte le nostre forze per garantire un presente migliore e un futuro per le prossime generazioni”. E ancora: “Lottiamo e ci impegniamo per la giustizia climatica non solo per noi stessi/e, ma per le creazioni meravigliose di Dio e dell’umanità nella sua storia. Per esempio, l’equilibrio degli ecosistemi, che ci incanta, è una condizione per la sostenibilità, la sopravvivenza e la preservazione delle cose create. Noi ci battiamo perché ne va del futuro della vita sul pianeta e del nostro domani, e perché abbiamo molto da perdere. Ricordiamo che siamo parte degli ecosistemi, responsabili della loro integrità e della distruzione della biodiversità”.

Le giovani e i giovani metodisti hanno iniziato inoltre ad applicare e divulgare alcune buone pratiche che ciascuno, nel suo piccolo, può fare sue. Fra queste: il rispetto per il Creato. La riduzione dei rifiuti e della plastica. La partecipazione attiva a movimenti e associazioni impegnati sulle questioni ambientali. Firmare petizioni e informarsi. Intraprendere un percorso per diventare “eco-comunità”.


CJ4A

La campagna CJ4A ha visto il suo avvio ufficiale internazionale lo scorso aprile e ha già portato all’attenzione una serie di video-denunce sulla situazione climatica nel mondo. In Italia, il progetto è portato avanti dall’Opera per le chiese evangeliche metodiste in Italia (OPCEMI), in collaborazione con la Commissione globalizzazione e ambiente (GLAM) della Federazione delle chiese evangeliche (FCEI). Essa coinvolge diverse nazioni, con 5 Paesi capofila: Uruguay, Zambia, Fiji, Gran Bretagna e Italia.

Articolo da NEV- Notizie Evangeliche

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