Sono passati due mesi da quando il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è venuto in visita
istituzionale nella nostra chiesa in via XX settembre a Roma, ma le emozioni e le riflessioni che abbiamo
condiviso nella giornata di sabato 20 settembre 2025 mantengono ancora intatta la forza del loro impatto. É stato un giorno di festa: abbiamo, infatti, celebrato 130 anni dall’inaugurazione dell’edificio (20 settembre 1895) costruito dalla missione metodista episcopale guidata dal sovrintendente William Burt.
Non si è trattato di una mera autocelebrazione, ma di un momento che, pur inserito nella nostra
dimensione comunitaria, ha assunto un rilievo pubblico per la presenza di alcuni esponenti della politica cittadina e regionale, di importanti rappresentanti delle chiese cattolica, ortodossa e protestante e, come già accennato, per quella del Presidente Mattarella.
L’eco di questo evento ha già trovato spazio nella cronaca. Tuttavia, in questa sede, desidero condividere le impressioni personali e il significato profondo che questo anniversario e questa visita racchiudono per la chiesa metodista di Roma, alla luce della nostra storia, della nostra realtà comunitaria e della nostra visione di futuro.
1. La Minoranza, la Storia e la Breccia di Libertà
La nostra storia nella capitale è intrinsecamente legata alla storia della libertà in Italia. Non a caso il tempio di via XX Settembre fu inaugurato nel 1895, esattamente venticinque anni dopo la Breccia di Porta Pia. I protestanti romani ricordano ogni anno quegli accadimenti con un culto di riconoscenza al Signore perché, come ho espresso nel mio saluto istituzionale al Presidente, “quella data segnò l’inizio della libertà religiosa nella capitale e un punto cruciale nella storia dei rapporti tra lo Stato italiano, la Chiesa cattolica apostolica romana e le minoranze religiose già presenti sul territorio italiano.”
La moderatora Alessandra Trotta ha sintetizzato tutto questo con l’immagine del “carretto di Bibbie”, uno dei primi “mezzi” a entrare nella breccia di Porta Pia. La diffusione delle Sacre Scritture, a opera dei “colportori”, venditori ambulanti coi loro carretti, fu un tratto caratteristico dell’evangelismo italiano di quell’epoca. Fino ad allora la lettura era vietata, perché ritenuta pericolosa senza mediazioni sacerdotali. Quella fu una vera e propria “breccia di libertà” che permise al Paese di progredire, fondando la propria unità non su chiusure o uniformità religiose, ma su ideali universalistici di uguaglianza, pluralismo e diritti umani. Essere una minoranza religiosa ha significato, per noi, fare i conti con un forte pregiudizio antiprotestante, radicato nell’idea di un’Italia che si vedeva massicciamente cattolica.
Tuttavia, nel corso del tempo, la riflessione teologica e culturale evangelica ha portato all’idea di non presentarci più solo come una minoranza accettata, ma come una “componente” attiva di una società pluralistica e democratica. La storia metodista in Italia, fin dalle sue origini legate alle missioni britannica wesleiana ed episcopale americana, è una storia di testimonianza evangelica strettamente coniugata alla passione per la nascita dell’Italia unita, per la difesa della libertà e della democrazia.
2. Il Contesto Comunitario: Un Laboratorio Unico di Interculturalità
La presenza del Presidente Mattarella, che ha potuto ammirare l’accoglienza della nostra chiesa illuminata dalle mirabili vetrate di Paolo Paschetto, è stata una cornice per mostrare la realtà viva e operante della nostra comunità. La chiesa di via XX Settembre, che ospita una comunità integrata italiana-filippina e una coreana, è oggi quello che amo definire un “laboratorio unico e straordinario di pluralismo e di interculturalità”.
Questa pluralità non è teoria, ma vita concreta: oggi la Chiesa Metodista di Via XX Settembre è una comunità intergenerazionale e interculturale, con forti radici nel protestantesimo italiano e una marcata apertura internazionale che si concentra sull’aspetto spirituale, nell’impegno pubblico e sull’azione sociale nel territorio. Questa incarnazione nelle vicende e nelle “ferite” del territorio è parte integrante della spiritualità metodista. Inoltre, le nostre attività di diaconia comunitaria, come quella denominata «Breakfast Time» che si occupa dei tanti senza fissa dimora presenti nei dintorni della stazione Termini e quindi della nostra chiesa, dimostrano come la testimonianza di Gesù Cristo sia strettamente collegata al patto sociale e democratico.
Queste poche note disegnano una comunità che da un lato, si presenta quale esempio tangibile di diverse culture unite sotto un patto costituzionale comune, dall’altro quale unione e collaborazione tra diverse comunità, a sottolineare che l’accoglienza e l’interculturalità sono elementi fondanti del nostro vissuto di fede. Le presentazioni della nostra attualità di chiese, fatte da un membro filippino della nostra chiesa e da uno della chiesa coreana, hanno magistralmente evidenziato tutti questi elementi, mentre i saggi storici degli accademici che collaborano con il Centro di Documentazione Metodista hanno dato conto del poliedrico sviluppo storico e intellettuale della missione episcopale in Italia e a Roma.
La musica, come spesso accade in ambiente evangelico, è stata una parte rilevante di questa splendida giornata di testimonianza evangelica che si è conclusa nel pomeriggio con un Culto di Rinnovamento del Patto, guidato dalla sottoscritta e con la predicazione del presidente Opcemi, past. Luca Anziani, sul testo di Marco 1,14-15. È stato particolarmente emozionante ascoltare all’ingresso del Presidente Mattarella l’Inno nazionale eseguito dai cori della Chiesa metodista di Roma e della Chiesa metodista coreana, mentre gli inni del Risveglio- in coreano, inglese e italiano -, insieme al corale del Nabucco Va’ Pensiero, hanno costellato tutta la giornata contribuendo ad esprimere la profondità e la ricchezza del sentire evangelico.
3. L’Impegno Civile e la Visione del Futuro
Il momento più toccante della giornata è stato l’intervento fuori programma del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Nonostante il cerimoniale non lo prevedesse, ha voluto prendere la parola per rivolgere a noi un saluto, un augurio e un ringraziamento per il “contributo significativo dato alla vita della nostra Repubblica”.
Queste parole ci impongono una riflessione profonda sul nostro ruolo presente e futuro. Qual è, in sostanza, questo contributo?
È la nostra vocazione a coniugare la predicazione della Parola di Dio con le parole laiche della democrazia, della laicità e della giustizia sociale. È l’impegno costante, assunto dal popolo evangelico, di non arrendersi a una “democrazia a bassa intensità” e di partecipare con passione alla costruzione del bene comune, assicurando che nessuno sia mai escluso, come evidenziato nei saluti dalla sottoscritta e dal prof. Paolo Naso in relazione al superamento della normativa delle Intese e all’assenza in Italia di una legge quadro sulla libertà religiosa. E poi ribadito dal Presidente dell’Opcemi, past. Luca Anziani, nell’evidenziare che questo impegno ci lega alla Parola di Dio, la quale ci esorta a “Cercare il bene della città” (Geremia 29, 7).
Questa dedizione alla costruzione di un patto di cittadinanza inclusivo, aperto anche a chi arriva in Italia per studiare, lavorare o sopravvivere a violenze e guerre, è la nostra visione per il futuro.
Tuttavia, proprio ripensando a questi 130 anni di storia e all’eredità spirituale che il metodismo offre all’Italia, sentiamo forte la preoccupazione che i valori costitutivi di democrazia, laicità e giustizia sociale possano rischiare oggi di essere svuotati dei loro significati o banalizzati.
La visita storica del Presidente Mattarella non è solo un onore ricevuto: è una riaffermazione solenne del Patto che ci lega alla nostra Repubblica e un incoraggiamento a proseguire nel nostro impegno. Continueremo, insieme alle altre chiese evangeliche, a sostenere con ogni mezzo il patto democratico nel nostro Paese e in Europa, rimanendo in dialogo con la politica, la cultura e la società.
La nostra chiesa, in via XX Settembre, non è solo un edificio di culto, ma un avamposto sulla via della giustizia e della partecipazione. La sua storia di minoranza divenuta componente attiva è la metafora che ci sprona a non smettere mai di cercare la libertà e il bene per tutti i cittadini. È come un’antica campana, installata al momento della breccia, che non ha mai smesso di suonare la chiamata alla responsabilità civile e spirituale, forte e chiara nel cuore della Capitale.