Il diritto alla solidarietà, il dovere del soccorso dei migranti

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Da NEV dell’ 11 maggio 2018

Giovedì 24 maggio, alle ore 13, presso la Sala stampa della Camera dei deputati in via della Missione 4, avrà luogo la conferenza stampa dal titolo “Il diritto alla solidarietà, il dovere del soccorso in mare dei migranti”, in occasione della quale la Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) e la Ong spagnola Proactiva Open Arms presenteranno un programma di collaborazione per le missioni di search and rescue nel Mediterraneo.

“Accogliere e soccorrere chi rischia la vita è un impegno alla base della nostra vocazione di cristiani e della nostra testimonianza di chiese – dichiara il presidente Luca Maria Negro–. Come Federazione delle chiese evangeliche abbiamo quindi ritenuto di doverci impegnare direttamente anche nel soccorso in mare e per questo abbiamo deciso di avviare un partenariato con la Ong Proactiva Open Arms, che da anni opera meritoriamente e con efficacia per salvare le vite di chi, fuggendo da persecuzioni e povertà, attraversa il Mediterraneo”.

height=”324″ />Dopo i saluti dell’On. Riccardo Magi, di +Europa, interverranno: Luigi Manconi, direttore dell’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (UNAR); Luca Maria Negro, presidente FCEI; Maria Bonafede, consigliera FCEI; Riccardo Gatti, capo missione e capitano Proactiva Open Arms; Paolo Naso, coordinatore programma Mediterranean Hope della FCEI. Modera Gian Mario Gillio, direttore responsabile agenzia NEV – Notizie evangeliche (FCEI).

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Per l’occasione verrà presentato il volume “Sul mare spinato” con i disegni di Francesco Piobbichi, edito da Com Nuovi Tempi e realizzato nell’ambito del programma Mediterranean Hope della Fcei.

Alle ore 19 avrà luogo la serata pubblica presso la sala metodista di via Firenze 38 a Roma. Interverranno Luigi Manconi, Maria Bonafede, Riccardo Gatti e Francesco Piobbichi.

Per accrediti e prenotazioni accrediti@confronti.net

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La solidarietà non è reato

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Da NEV del 2 maggio 2018

La Federazione delle chiese evangeliche in Italia interviene nel caso dei tre attivisti arrestati dalla gendarmeria francese durante una manifestazione sul confine alpino tra Francia e Italia a favore dei migranti

Paolo Naso: “Non possiamo sottrarci al dovere morale di rivendicare il diritto alla solidarietà e al soccorso umanitario, sia sui sentieri di montagna che sulle acque del Mediterraneo”

“La nostra solidarietà alle associazioni, ai cittadini e alle cittadine che stanno assistendo i migranti in condizioni di difficoltà e vulnerabilità sui sentieri che collegano l’Italia alla Francia”. Lo afferma Paolo Naso, coordinatore di Mediterranean Hope–Programma rifugiati e migranti della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), alla vigilia della sentenza preliminare relativa al caso di tre attivisti – due svizzeri e una italiana – accusati di associazione criminale e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Lo scorso 27 aprile hanno partecipato a una marcia da Bardonecchia a Claviere-Briançon, e sono stati arrestati dalla gendarmeria francese alla fine della manifestazione, svoltasi senza incidenti.

“Abbiamo fiducia nella magistratura francese – conclude Naso – ma non possiamo sottrarci al dovere morale di rivendicare il diritto alla solidarietà e al soccorso umanitario, sia sui sentieri di montagna che sulle acque del Mediterraneo”.

La FCEI è tra i promotori italiani dell’iniziativa dei cittadini europei (ICE) “Welcoming Europe – per un’Europa che accoglie” che, tra le altre cose, chiede l’abolizione a livello dell’Unione europea del reato di soccorso. E’ possibile firmare la petizione andando sul sito della campagna. Per maggiori informazioni clicca qui.

Per il comunicato online clicca qui: http://www.nev.it/nev/2018/05/02/la-federazione-delle-chiese-evangeliche-la-solidarieta-non-reato/

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Dialogo. A Salisbury (GB) l’incontro dei battisti e dei metodisti mondiali

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Rappresentanti dell’Alleanza battista mondiale (BWA) e del Consiglio metodista mondiale (WMC) si sono riuniti dal 14 al 21 marzo presso il Sarum College di Salisbury (Gran Bretagna).

Si è trattato dell’ultimo incontro di una serie di dialoghi bilaterali, iniziati nel 2014, che le due famiglie confessionali hanno dedicato al tema della “fede che opera per mezzo dell’amore” (Galati 5:6).

Il gruppo di dialogo tra battisti e metodisti è copresieduto da Tim Macquiban, pastore della chiesa metodista di Ponte Sant’Angelo a Roma e direttore dell’Ufficio ecumenico metodista di Roma (MEOR), e dal pastore Curtis Freeman, direttore della Casa di studi battista alla Duke University (USA).

“Quest’incontro – spiega Macquiban – è servito per definire il Rapporto che il prossimo luglio verrà presentato al WMC e alla BWA per l’approvazione definitiva da parte dei due organismi confessionali”.

Il testo del Rapporto comprende temi che spaziano dalla storia ed eredità delle due tradizioni alla natura della chiesa, dalle dottrine della giustificazione e della santificazione al battesimo e alla missione.

Da NEV del 22 marzo 2018

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Communique From the Bilateral Dialogue Between

The Baptist World Alliance and the World Methodist Council

Representatives of the Baptist World Alliance and the World Methodist Council met March 14–21, 2018 at Sarum College, Salisbury, England. The meeting was the last of the rounds of conversations of the international dialogue between Methodists and Baptists which started in 2014. The overall theme of the dialogue has been faith working through love. The delegations were welcomed by the Principal of Sarum College, the Revd. Canon Professor James Woodward, at an ecumenical reception which included the Chair of the Southampton Methodist District, the Revd. Dr. Andrew Wood, the Acting Dean of Salisbury Cathedral, Canon Edward Probert, and ministers, deacons and stewards from local Baptist and Methodist churches.

The dialogue is co-chaired by Rev. Dr. Tim Macquiban, the Director of the Methodist Ecumenical Office Rome, Italy, and Rev. Dr. Curtis Freeman, Research Professor and Director of the Baptist House of Studies at Duke University Divinity School, Durham, North Carolina. Rev. Dr. Paul Chilcote, Professor at Asbury Theological Seminary in Florida, serves as co-secretary.

Other members of the Methodist delegation present were Dr. Ulrike Schuler, Professor at the Reutlingen School of Theology in Germany; the Rev. Christine Gooden-Benguche, Secretary, Jamaica District Conference, Methodist Church in the Caribbean and the Americas and Rev. Professor Emeritus Robert Gribben of the Uniting Church Faculty of Theology, Melbourne, Australia . The additional Baptist members present were Rev. Dr. Deji Isaac Ayegboyin, Professor of Religious Studies, University of Ibadan, Nigeria; Dr. Valérie Duval-Poujol, Lecturer of Biblical Exegesis, Catholic Institute, Paris, France; Rev. Dr. Timothy George, Dean of Beeson Divinity School, Samford University, Birmingham, Alabama; and Rev. Dr. Stephen Holmes, Head of School of Divinity, University of St. Andrews, St. Andrews, Scotland, Rev. Dr. R. L. Hnuni, Principal of Greenhill Public School, Aizawl, Mizoram, India.

The participants worshipped together each day drawing on the two traditions, and attended the Sunday service at Salisbury Methodist Church where Rev. David Hookins led the service. They made a tour of local places of interest including Stonehenge, Old Sarum and George Herbert`s church at Bemerton as well as touring and worshiping in the Cathedral.

This last meeting of the dialogue team prepared the Report and Study Guide to be presented to the respective bodies for approval, summing up its conversations on the history and heritage of the two traditions, the nature of church, authority and their relation to doctrines of justification and sanctification, Baptism and Christian Initiation, Worship and Mission, with recommendations. The final report will be presented in July to the next World Methodist Council and to the Executive Committee of the Baptist World Alliance.

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Conferenza metodista 2026

Al via la Conferenza 2026 della Chiesa metodista britannica

Al via la Conferenza 2026 della Chiesa metodista britannica

Servizio stampa Agenzia NEV

Con un solenne culto di consacrazione si è aperta a Telford la Conferenza 2026 della Chiesa Metodista di Gran Bretagna. Nella prima giornata sono stati eletti il nuovo presidente, il pastore Mark Slaney, e la nuova vicepresidente della Conferenza, Caroline Stead.

Conferenza metodista 2026

Rimarranno in carica per un anno con il compito di ascoltare le esigenze di chiese, circuiti e distretti della Chiesa Metodista in Gran Bretagna, oltre a occuparsi della rappresentanza all’estero. Nei discorsi del presidente e della vicepresidente sono emersi i temi più importanti dell’appuntamento di quest’anno.

A raccontare la Conferenza annuale — ospitata a Telford e divisa tra la sessione presbiterale (25-26 giugno, riservata ai pastori) e quella dei rappresentanti (27 giugno – 1° luglio), l’organo decisionale a composizione paritaria tra ministeri ordinati e laicato — è il pastore Luca Anziani, presidente dell’OPCEMI (Opera per le chiese evangeliche metodiste in Italia).

Il discorso del presidente Mark Slaney e il binomio guida

Il discorso inaugurale del nuovo Presidente, Mark Slaney, ha tracciato una linea di profonda continuità con il passato, lanciando al contempo un forte appello all’azione sociale. Guardando alle presidenze che sono andate dal 2019 al 2025, Slaney ha voluto ricordare che la guida della Chiesa nel presente è il frutto del retaggio e della sinergia del lavoro passato. Il presidente l’ha descritto come un “incessante flusso di spirito e verità, di saggezza ed esperienza che scorre nel corso degli anni”. Una continuità di esperienze che ha voluto valorizzare citando i temi cruciali affrontati dai suoi predecessori.

Per inaugurare il mandato appena iniziato, Mark Slaney ha dichiarato che la scelta del binomio guida, condivisa con la vicepresidente, è caduta sulle parole “Dolore e Gioia” (Sorrow and Joy). Si tratta di due elementi che si intrecciano costantemente nella vita dei fedeli e nella Bibbia, trovando la loro sintesi visiva e teologica nella Croce che “offre il paradosso di accogliere Gesù umano e divino; mortale ed eterno; sospeso tra terra e cielo; l’innocente giustiziato in mezzo a ladri condannati”.

I tre atti di solidarietà per il Medio Oriente

La prima parte del discorso si è poi concentrata sulla crisi umanitaria in corso a Gaza e in Libano. Slaney ha scelto come associazione benefica dell’anno “All We Can“, che gestisce una campagna dedicata alla giustizia nel Medio Oriente (Middle East Justice Appeal) in collaborazione tra la Chiesa Metodista in Gran Bretagna e la Chiesa Riformata Unita. L’appello è sostenuto attraverso una raccolta fondi dedicata e uno stand informativo allestito durante i giorni della conferenza.

A questo proposito, Mark Slaney ha presentato tre precisi atti di solidarietà:

  • Sostegno a Kairos 2: il documento pubblicato nel 2025 dall’Iniziativa ecumenica cristiana palestinese, considerata la voce autentica dei cristiani palestinesi.
  • Pressione internazionale sul Regno Unito: la richiesta al governo britannico di adempiere totalmente agli obblighi del diritto internazionale sulla situazione in Israele/Palestina.
  • Opposizione alla pena di morte: l’appello a contestare la recente legge israeliana che introduce la pena di morte per i prigionieri palestinesi giudicati dai tribunali militari.

I temi e le sfide che accomunano le chiese in Europa

“La Connexion della Chiesa Metodista (la rete interdipendente di chiese e comunità metodiste che collaborano come un unico corpo solidale) sta affrontando tematiche rilevanti e che si possono trovare anche in molte altre chiese in Europa: diminuzione dei membri, calo delle vocazioni pastorali, riflessione sulle sfide sociali del tempo presente, significato della vocazione della Chiesa in Europa oggi.

In particolare la Conferenza di quest’anno discuterà alcune importanti tematiche sociali: riduzione drastica delle emissioni di CO2 nella chiesa per giungere ad un impatto 0 nel 2030, riflessione sull’accompagnamento alla morte, riflessione sulla giustizia riparativa pensando alla responsabilità della chiesa in passato sulle tematiche della schiavitù, la decolonizzazione, le sfide per la pace e la riconciliazione partendo dalla guerra in Ucraina e in Medioriente soprattutto a Gaza”, ha spiegato Luca Anziani.

“A queste tematiche sociali, che riflettono l’importanza della vocazione pubblica della chiesa, si aggiungono tematiche strettamente interne: come proseguire le relazioni ecumeniche con la Chiesa Anglicana e la partecipazione online alla Cena del Signore”.


Questo articolo è stato originariamente pubblicato dall’Agenzia NEV. L’OPCEMI lo riproduce ai fini della documentazione istituzionale applicando i dovuti parametri di indicizzazione.

Foto di gruppo alla pre-conferenza metodista 2026

Pre-conferenza metodista 2026: tra presente ed eredità storica

Pre-conferenza metodista: tra presente ed eredità storica

di Naomi Cino

Nei giorni precedenti la Conferenza 2026 della Chiesa Metodista in Gran Bretagna, gli ospiti delle chiese metodiste mondiali si sono incontrati con il Global Relationships del Connexional Team. Insieme hanno condiviso una domanda molto importante: cosa sta facendo Dio nella tua chiesa e nel tuo contesto? Da questo confronto sono nate riflessioni profonde, che possiamo riassumere in un chiaro appello.

Foto di gruppo alla pre-conferenza metodista 2026

Siamo chiamati a:

  • Essere chiese inclusive
  • Cercare la giustizia
  • Accettare la sfida del cambiamento
  • Accogliere e sostenere i giovani nella chiesa
  • Lavorare sull’accoglienza di rifugiati e migranti
  • Assumerci la responsabilità della riconciliazione e della giustizia riparativa
  • Avere uno sguardo aperto al futuro che Dio sta già costruendo
  • Accettare la realtà di essere una minoranza nel mondo: questo è un dramma o una nuova opportunità?
  • Impegnarci per la pace e la riconciliazione, affrontando il tema complesso dell’impegno politico della chiesa

L’ultima parte di questo lavoro, poi condiviso con la Conferenza, riguarda le modalità con cui sosteniamo la connessione tra la MCB (Methodist Church in Britain) e i partner internazionali. È stato evidenziato quanto sia importante avere momenti di confronto internazionale perché, in questo momento storico, è essenziale non rimanere isolati. Infine, abbiamo dedicato del tempo al progetto di riduzione delle emissioni di CO2. Si tratta di un tema generale di giustizia ambientale che ha gravi conseguenze sulla giustizia sociale ed economica. Tutti questi temi riguardano la vocazione della Chiesa metodista oggi nel mondo, ed è per questo che è fondamentale avere un cammino comune”.

La delegazione italiana alla Conferenza britannica

A raccontare la pre-conferenza annuale della Chiesa metodista britannica — in programma a Telford con la sessione presbiterale (25-26 giugno, riservata ai pastori) per poi proseguire con la sessione dei rappresentanti (27 giugno – 1° luglio), l’organo decisionale a composizione paritaria tra ministeri ordinati e laicato — è il pastore Luca Anziani, presidente dell’OPCEMI (Opera per le chiese evangeliche metodiste in Italia).

Luca Anziani partecipa alla Conferenza nel Regno Unito come membro della delegazione ufficiale degli ospiti internazionali. La gestione logistica e l’accoglienza di queste delegazioni esterne sono coordinate direttamente dal Connexional Team, l’organo operativo centrale della Chiesa Metodista della Gran Bretagna, che si occupa di gestire le attività ministeriali e supportare le relazioni ecumeniche e internazionali.

Sulle tracce dei padri fondatori: Bristol e i Wesley

Con l’intento di valorizzare i luoghi storici del metodismo delle origini, il Connexional Team ha organized per gli ospiti una visita alla casa di Charles Wesley, celebre compositore di oltre 6.000 inni. L’abitazione di Bristol, in cui si trasferirono Charles e Sarah Wesley nel 1749, fu un importante centro di spiritualità e musica. La passione per il canto, radicata nella famiglia, emerge ancora oggi tra le mura della casa, che conserva l’atmosfera dell’epoca e testimonia il ricco patrimonio artistico e la vena creativa del teologo.

La visita ha incluso anche la New Room, l’edificio metodista più antico del mondo, sorto sempre a Bristol, città che all’epoca era uno dei principali centri del commercio transatlantico degli schiavi. Questa struttura multifunzionale, fondata nel 1739 e costruita in un solo mese, fungeva originariamente da luogo di culto, scuola, ospizio e farmacia gratuita.

Il nodo storico della schiavitù e la giustizia riparativa

Il tema della giustizia riparativa è uno dei punti salienti della Conferenza di quest’anno. Sebbene John Wesley abbia espresso pubblicamente la sua posizione contro la tratta degli schiavi nell’opera “Thoughts Upon Slavery” (Pensieri sulla schiavitù) del 1774, e benché i metodisti si siano fatti promotori di un progressivo avvicinamento all’abolizionismo, il movimento delle origini rimase comunque intrecciato con la tratta e con la più ampia economia transatlantica della schiavitù.

In risposta al memoriale “M22 La tratta degli schiavi“, presentato alla Conferenza Metodista del 2021, la Chiesa Metodista del Regno Unito sta infatti intraprendendo una serie di iniziative di ricerca e collaborazione con le Chiese partner nell’Africa occidentale, con il Consiglio metodista africano e con la Chiesa metodista nei Caraibi e nelle Americhe.

Il piano originario del 2021 prevedeva un unico rapporto finale sulla tratta degli schiavi da presentare proprio alla Conferenza del 2026. Tuttavia, la tempistica è stata estesa al 2027 per inserire il lavoro nel corretto contesto storico. Quello della responsabilità storica e della riparazione è, d’altronde, un tema caldissimo per le chiese del Regno Unito, costrette oggi a fare i conti con un passato complesso e con un’eredità economica e morale che riemerge con forza nel dibattito contemporaneo.


Questo articolo è stato originariamente pubblicato dall’Agenzia NEV. L’OPCEMI lo riproduce ai fini della documentazione istituzionale applicando i dovuti parametri di indicizzazione.

Un momento della consultazione metodista 2026

Consultazione 2026 – Velletri 29-31 maggio

Consultazione 2026 – Velletri 29-31 maggio

di Maria Teresa Florio

Dal Preambolo del Patto d’Integrazione

1 – (riconoscimenti metodisti) Le chiese e la conferenza metodiste si riconoscono nelle caratteristiche del movimento e delle chiese valdesi quali le attestano la loro storia e la collocazione nella testimonianza protestante in Italia.

2 – (riconoscimenti valdesi) Le chiese e il sinodo valdesi si riconoscono nella testimonianza all’Evangelo resa in Italia dalle chiese metodiste e, con gratitudine al Signore, ricevono il loro contributo di esperienza, di pensiero e di impegno evangelistico.

La Consultazione, momento d’incontro per potersi scambiare esperienze, confrontarsi, elaborare idee e rendere reale la citazione del Patto. La Consultazione, anno dopo anno si è arricchita di presenze e nello stesso tempo, con formule diverse, si è cercato di stimolarne la partecipazione.

Occorre ricordare che la Consultazione è aperta, non ci sono deputati né voti o atti da approvare, tutti i partecipanti sono liberi di esprimere i propri pensieri e proporre. L’OPCEMI presenta in questa occasione il proprio operato, ricevendo a sua volta stimoli e indicazioni per il lavoro da affrontare l’anno successivo.

Lo svolgimento e il clima fraterno

Anche quest’anno sorelle e fratelli hanno affrontato i disagi di uno sciopero dei mezzi di trasporto, ma non è venuta a mancare la partecipazione, il Centro Ecumene ha potuto accogliere sempre al meglio tutti. Non sono mancati ospiti, dalla Tavola alla CSD e la presenza Battista. Ogni anno si riscontra una presenza diversa di pastori valdesi in servizio presso le chiese metodiste.

Nonostante i temi affrontati fossero complessi e impegnativi, fin dalla serata di venerdì, quando sono iniziati i lavori, il confronto si è sviluppato con grande partecipazione e in un clima sorprendentemente sereno, aperto e condiviso.

“E Festo disse ad alta voce: Paolo, tu sei fuori di senno” — Atti 26,24

Il versetto che ci ha accompagnato ha stimolato e reso vivace il dibattito, essere fuori di senno o meglio ancora, come dice Wesley in un suo sermone “Tu sei fuori di te”, è parlare ad un mondo che cammina in una direzione opposta a quello che è l’insegnamento di Cristo, parlare e insegnare amore, giustizia, pace è come vivere solo con te stesso e non essere parte della società.

Un momento della consultazione metodista 2026

Uno sguardo internazionale: la testimonianza dal Nord Africa

Il Comitato Permanente nella propria relazione racconta sui rapporti internazionali con le chiese metodiste. Gli incontri sono sempre più frequenti tanto che il presidente è stato invitato alla XVIII seduta ordinaria del Sinodo della Chiesa dell’India del Nord (21-23/10/2025), lo scambio di esperienze sono di reciproco aiuto. La Consultazione quest’anno ha ricordato ai partecipanti il respiro internazionale del metodismo e ha aperto gli occhi in particolare sui rapporti con chiese, come quelle del bacino del Mediterraneo, su cui spesso non ci soffermiamo.

Da qualche anno la consultazione metodista dedica momenti specifici all’estero; esperienze molto interessanti. Quest’anno abbiamo avuto la testimonianza di due pastori metodisti che vivono nel Nord Africa. I pastori hanno offerto una narrazione molto profonda, raccontandoci come vivono la testimonianza dell’Evangelo in un Paese a maggioranza musulmana, dove i cristiani sono sottoposti a controlli e spesso subiscono discriminazioni e vessazioni. La testimonianza dei due pastori, Tunisia e Algeria, ha scosso l’assemblea. Nonostante si vive in un clima di tensione, ci raccontano che quando incontrano qualcuno, anche quando le circostanze sono difficili, la loro risposta è “Labess” (va tutto bene) , questo perché: “La cosa più bella è che Dio è con noi”.

In Algeria, particolarmente, tutto è più complicato: le chiese evangeliche e protestanti sono state chiuse, molti pastori sono stati convocati, interrogati e condannati. Molti credenti vivono sotto pressione semplicemente perché si riuniscono per pregare o studiare la Bibbia. Le famiglie e soprattutto i bambini, vivono in modo isolato, se cristiani, ma nonostante le condanne, con molto coraggio e cautela, si continuano ad organizzare riunioni di preghiera e incontrare le donne per leggere la bibbia e pregare con loro intorno ad un caffè.

Nel raccontare ci trasmettono ancora un messaggio, nella prova, dicono: le chiese imparano ad essere ancora più unite; pregano ancora di più l’una per le altre. Scoprono che la vera chiesa non è un edificio ma un popolo raccolto intorno a Gesù Cristo.

“Noi siamo tribolati in ogni maniera, ma non ridotti all’estremo; perplessi, ma non disperati” — 2 Corinzi 4,8

Ascoltare queste esperienze ha suscitato nei partecipanti una profonda riflessione e una rinnovata consapevolezza del privilegio di vivere in un Paese dove la libertà di culto è garantita. La conoscenza di realtà così diverse dalle nostre ha risvegliato nei cuori dei presenti un forte senso di responsabilità e di solidarietà.

Interculturalità, ricerca e memoria diaconale

I lavori hanno affrontato questioni di grande attualità, dalla crisi della democrazia alle migrazioni, fino al ruolo delle chiese nello spazio pubblico. Molto interessante è stata anche la presentazione di LINFA (Laboratorio interculturale di formazione e accoglienza) promosso dalla FCEI, dedicato al percorso: “Essere Chiesa Insieme” (ECI).

Significativo anche il contributo di Roberta Giamaica Mannara, che ha presentato una ricerca dedicata alla missione metodista in Ghana e al modo in cui essa si intreccia con le tradizioni culturali locali, mostrando come queste diverse dimensioni possano dialogare e convivere all’interno dell’esperienza ecclesiale. La ricerca ha, inoltre, posto una particolare attenzione alle relazioni con la Chiesa metodista del Ghana.

In un momento storico in cui molte comunità metodiste italiane si stanno aprendo sempre più all’accoglienza di credenti provenienti da contesti africani, soprattutto ghanesi, è stato particolarmente prezioso approfondire aspetti della loro cultura, della loro spiritualità e del loro vissuto ecclesiale. Questi contributi hanno offerto importanti strumenti di comprensione per cogliere sia le opportunità sia le sfide che accompagnano la costruzione di comunità interculturali e la condivisione degli spazi di culto all’interno delle nostre chiese.

La Consultazione è stata l’occasione per conoscere meglio i progetti e le collaborazioni promossi dal CDM che, grazie anche ad un metodo interdisciplinare, valorizzano aspetti diversi delle tante storie ed esperienze che contribuiscono alla global history.

L’ultimo giorno è stato presentato un documentario dedicato alla realtà della diaconia metodista del Mezzogiorno. Rivedere alcune delle pagine più belle della nostra storia diaconale non è stato soltanto un esercizio di memoria, ma una vera fonte di ispirazione per il futuro. È stato un richiamo a ciò che di più autentico e prezioso il metodismo italiano ha saputo expressione nel servizio alle persone e alle comunità.

Verso il futuro con fiducia: il messaggio di Mirella Scorsonelli

La consultazione si è conclusa lasciando nei partecipanti un senso di speranza e di fiducia. I temi affrontati avrebbero potuto generare preoccupazioni o divisioni; al contrario, sono stati condivisi con spirito costruttivo. Ci si è interrogati sul futuro delle nostre chiese e della nostra opera diaconale senza nostalgia per ciò che non siamo più, ma con la serenità di riconoscere ciò che siamo oggi e le possibilità che abbiamo davanti.

La presenza di Mirella Scorsonelli ha lasciato in tutti una profonda commozione e a tale proposito da lei abbiamo avuto questo messaggio:

«Come ho detto nel saluto la consultazione di quest’anno è stata una delle migliori sia per gli argomenti trattati che per il clima di partecipazione; forse più che una consultazione si è trattato di una rivisitazione di momenti salienti del nostro vissuto; personalmente ho ripercorso buona parte della mia vita. La consultazione è comunque un intenso momento di vita comunitaria fatta di nuovi e vecchi incontri; ho registrato negli ultimi anni una partecipazione giovanile e straniera più attenta e partecipata.»


Una descrizione dettagliata la si può leggere dall’articolo di Paolo Naso apparso su NEV:
Consultazione metodista: “La ricchezza della presenza metodista in Italia e nel mondo”

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella con la pastora Mirella Manocchio e il pastore Luca Anziani

130 Anni in Via XX Settembre: Il Senso di una Presenza evangelica e interculturale

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130 Anni in Via XX Settembre: Il Senso di una Presenza evangelica e interculturale

Mirella Manocchio, pastora della chiesa metodista di via XX Settembre

di Mirella Manocchio, pastora della Chiesa Metodista di Roma

 

Sono passati due mesi da quando il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è venuto in visita
istituzionale nella nostra chiesa in via XX settembre a Roma, ma le emozioni e le riflessioni che abbiamo
condiviso nella giornata di sabato 20 settembre 2025 mantengono ancora intatta la forza del loro impatto. É stato un giorno di festa: abbiamo, infatti, celebrato 130 anni dall’inaugurazione dell’edificio (20 settembre 1895) costruito dalla missione metodista episcopale guidata dal sovrintendente William Burt.

Non si è trattato di una mera autocelebrazione, ma di un momento che, pur inserito nella nostra
dimensione comunitaria, ha assunto un rilievo pubblico per la presenza di alcuni esponenti della politica cittadina e regionale, di importanti rappresentanti delle chiese cattolica, ortodossa e protestante e, come già accennato, per quella del Presidente Mattarella.

L’eco di questo evento ha già trovato spazio nella cronaca. Tuttavia, in questa sede, desidero condividere le impressioni personali e il significato profondo che questo anniversario e questa visita racchiudono per la chiesa metodista di Roma, alla luce della nostra storia, della nostra realtà comunitaria e della nostra visione di futuro.

1. La Minoranza, la Storia e la Breccia di Libertà

La nostra storia nella capitale è intrinsecamente legata alla storia della libertà in Italia. Non a caso il tempio di via XX Settembre fu inaugurato nel 1895, esattamente venticinque anni dopo la Breccia di Porta Pia. I protestanti romani ricordano ogni anno quegli accadimenti con un culto di riconoscenza al Signore perché, come ho espresso nel mio saluto istituzionale al Presidente, “quella data segnò l’inizio della libertà religiosa nella capitale e un punto cruciale nella storia dei rapporti tra lo Stato italiano, la Chiesa cattolica apostolica romana e le minoranze religiose già presenti sul territorio italiano.” 

La moderatora Alessandra Trotta ha sintetizzato tutto questo con l’immagine del “carretto di Bibbie”, uno dei primi “mezzi” a entrare nella breccia di Porta Pia. La diffusione delle Sacre Scritture, a opera dei “colportori”, venditori ambulanti coi loro carretti, fu un tratto caratteristico dell’evangelismo italiano di quell’epoca. Fino ad allora la lettura era vietata, perché ritenuta pericolosa senza mediazioni sacerdotali. Quella fu una vera e propria “breccia di libertà” che permise al Paese di progredire, fondando la propria unità non su chiusure o uniformità religiose, ma su ideali universalistici di uguaglianza, pluralismo e diritti umani. Essere una minoranza religiosa ha significato, per noi, fare i conti con un forte pregiudizio antiprotestante, radicato nell’idea di un’Italia che si vedeva massicciamente cattolica.

Tuttavia, nel corso del tempo, la riflessione teologica e culturale evangelica ha portato all’idea di non presentarci più solo come una minoranza accettata, ma come una “componente” attiva di una società pluralistica e democratica. La storia metodista in Italia, fin dalle sue origini legate alle missioni britannica wesleiana ed  episcopale americana, è una storia di testimonianza evangelica strettamente coniugata alla passione per la nascita dell’Italia unita, per la difesa della libertà e della democrazia.

2. Il Contesto Comunitario: Un Laboratorio Unico di Interculturalità

La presenza del Presidente Mattarella, che ha potuto ammirare l’accoglienza della nostra chiesa illuminata dalle mirabili vetrate di Paolo Paschetto, è stata una cornice per mostrare la realtà viva e operante della nostra comunità. La chiesa di via XX Settembre, che ospita una comunità integrata italiana-filippina e una coreana, è oggi quello che amo definire un “laboratorio unico e straordinario di pluralismo e di interculturalità”.

Questa pluralità non è teoria, ma vita concreta: oggi la Chiesa Metodista di Via XX Settembre è una comunità intergenerazionale e interculturale, con forti radici nel protestantesimo italiano e una marcata apertura internazionale che si concentra sull’aspetto spirituale, nell’impegno pubblico e sull’azione sociale nel territorio.  Questa incarnazione nelle vicende e nelle “ferite” del territorio è parte integrante della spiritualità metodista. Inoltre, le nostre attività di diaconia comunitaria, come quella denominata «Breakfast Time» che si occupa dei tanti senza fissa dimora presenti nei dintorni della stazione Termini e quindi della nostra chiesa, dimostrano come la testimonianza di Gesù Cristo sia strettamente collegata al patto sociale e democratico.

Queste poche note disegnano una comunità che da un lato, si presenta quale esempio tangibile di diverse culture unite sotto un patto costituzionale comune, dall’altro quale unione e collaborazione tra diverse comunità, a sottolineare che l’accoglienza e l’interculturalità sono elementi fondanti del nostro vissuto di fede. Le presentazioni della nostra attualità di chiese, fatte da un membro filippino della nostra chiesa e da uno della chiesa coreana, hanno magistralmente evidenziato tutti questi elementi, mentre i saggi storici degli accademici che collaborano con il Centro di Documentazione Metodista hanno dato conto del poliedrico sviluppo storico e intellettuale della missione episcopale in Italia e a Roma. 

La musica, come spesso accade in ambiente evangelico, è stata una parte rilevante di questa splendida giornata di testimonianza evangelica che si è conclusa nel pomeriggio con un Culto di Rinnovamento del Patto, guidato dalla sottoscritta e con la predicazione del presidente Opcemi, past. Luca Anziani, sul testo di Marco 1,14-15. È stato particolarmente emozionante ascoltare all’ingresso del Presidente Mattarella l’Inno nazionale eseguito dai cori della Chiesa metodista di Roma e della Chiesa metodista coreana, mentre gli inni del Risveglio- in coreano, inglese e italiano -, insieme al corale del Nabucco Va’ Pensiero, hanno costellato tutta la giornata contribuendo ad esprimere la profondità e la ricchezza del sentire evangelico.

3. L’Impegno Civile e la Visione del Futuro

Il momento più toccante della giornata è stato l’intervento fuori programma del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Nonostante il cerimoniale non lo prevedesse, ha voluto prendere la parola per rivolgere a noi un saluto, un augurio e un ringraziamento per il “contributo significativo dato alla vita della nostra Repubblica”.

Queste parole ci impongono una riflessione profonda sul nostro ruolo presente e futuro. Qual è, in sostanza, questo contributo?

È la nostra vocazione a coniugare la predicazione della Parola di Dio con le parole laiche della democrazia, della laicità e della giustizia sociale. È l’impegno costante, assunto dal popolo evangelico, di non arrendersi a una “democrazia a bassa intensità” e di partecipare con passione alla costruzione del bene comune, assicurando che nessuno sia mai escluso,   come evidenziato nei saluti  dalla sottoscritta e dal prof. Paolo Naso in relazione al superamento della normativa delle Intese e all’assenza in Italia di una legge quadro sulla libertà religiosa. E poi ribadito dal Presidente dell’Opcemi, past. Luca Anziani, nell’evidenziare che questo impegno ci lega alla Parola di Dio, la quale ci esorta a “Cercare il bene della città” (Geremia 29, 7).

Questa dedizione alla costruzione di un patto di cittadinanza inclusivo, aperto anche a chi arriva in Italia per studiare, lavorare o sopravvivere a violenze e guerre, è la nostra visione per il futuro.

Tuttavia, proprio ripensando a questi 130 anni di storia e all’eredità spirituale che il metodismo offre all’Italia, sentiamo forte la preoccupazione che i valori costitutivi di democrazia, laicità e giustizia sociale possano rischiare oggi di essere svuotati dei loro significati o banalizzati.

La visita storica del Presidente Mattarella non è solo un onore ricevuto: è una riaffermazione solenne del Patto che ci lega alla nostra Repubblica e un incoraggiamento a proseguire nel nostro impegno. Continueremo, insieme alle altre chiese evangeliche, a sostenere con ogni mezzo il patto democratico nel nostro Paese e in Europa, rimanendo in dialogo con la politica, la cultura e la società.

La nostra chiesa, in via XX Settembre, non è solo un edificio di culto, ma un avamposto sulla via della giustizia e della partecipazione. La sua storia di minoranza divenuta componente attiva è la metafora che ci sprona a non smettere mai di cercare la libertà e il bene per tutti i cittadini. È come un’antica campana, installata al momento della breccia, che non ha mai smesso di suonare la chiamata alla responsabilità civile e spirituale, forte e chiara nel cuore della Capitale.